La legislazione incerta data dalle misure restrittive imposte agli individui e all’economia del bel Paese, rischiano di incrementare i tempi di sviluppo dell’economia, aumentando l’orizzonte temporale per l’immobilizzazione dei capitali, la sola variabile in grado di sostenere l’economia reale.
Così come gli investitori, allo stesso tempo i giovani in età lavorativa ma che stanno ancora intraprendendo gli studi, si interrogano sul futuro a cui consegnare la messa a frutto della propria cultura, date le enormi disuguaglianze riscontrate dai dati INVALSI a livello socio economico e geografico in Italia.
La natura di questo fattore è intrecciata non solo da fattori storici e strutturali che si trascinano dall’inizio della Repubblica, ma anche da quelli ambientali, che influiscono sul rendimento delle competenze educative acquisite e in definitiva dal valore del titolo di studio. Il divario delle competenze provoca quello dei redditi, degli investimenti privati e di conseguenza quello occupazionale, che si riflette sulla struttura dell’economia locale in circolo vizioso.
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Il tenore di vita delle famiglie è in grado di aumentare alla base la disparità tra gli studenti, tanto che il sud Italia secondo i dati Istat il numero dei laureati è cresciuto negli ultimi 15 anni, passando dal 13 al 22%, con un enorme divario negativo rispetto al nord Italia, che nello stesso periodo di tempo è passata dai 16 al 30%. I dati rilevano anche che un laureato della Campania tra i 21 e i 34 anni, in un periodo compreso tra 1 e 3 anni successivi all’ottenimento del titolo di studio, ha quasi il 30% delle probabilità in meno di un laureato della Lombardia di trovare lavoro nello stesso arco temporale.
Gli investimenti delle famiglie nelle attività culturali extrascolastiche dei figli, il livello generale di istruzione di base delle classi all’interno delle scuole, gli stimoli culturali ricevuti dall’ambiente sociale e la formazione degli insegnanti, sono tutti fattori in grado di incidere sul rendimento futuro dello studente e la sua capacità di mettere a frutto le sue conoscenze, in relazione al contributo dell’economia del paese, che risulta attualmente il penultimo in Europa per percentuale di giovani che finiscono gli studi universitari, dopo la Romania.
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Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è previsto che alcune lauree diventino automaticamente abilitanti. Al fine di accelerare l’ingresso nel mondo del lavoro Odontoiatria, Farmacia, Medicina Veterinaria, Psicologia non necessiteranno più dell’esame di Stato. La riforma da definire nei dettagli, con l’aggiunta potenziale di altre facoltà universitarie, prevede infatti la semplificazione delle procedure per l’abilitazione all’esercizio delle professioni rendendo l’esame di laurea coincidente con l’esame di Stato. Questo consentire un’accelerazione nei tempi di assunzione e con l’iscrizione diretta all’albo, lo sconto immediato sull’economia delle competenze acquisite.
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