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Borsa e Mercati

Il protezionismo aggressivo di Trump sull’auto può sparigliare le carte in borsa

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Salvare l’industria automobilistica negli Stati Uniti, il piano Trumpiano apre interrogativi anche in Borsa 

La crisi dell’auto che stiamo vivendo con Stellantis è un riflesso di quello che accade anche in America. L’industria automobilistica cerca di rimanere a galla dopo un drastico calo di vendite, influenzato anche dal caro prezzi e dalle politiche di risparmio da parte delle famiglie. Se quella che un tempo era Fiat sta licenziando in massa, attuando piani restrittivi sulla produzione, decimando gli stabilimenti, al tempo stesso la Germania sta perdendo punti percentuali sulle produzioni di settore.

Politiche di Trump sul settore automotive (fonte: Ansa) – trading.it

L’elettrico ha contribuito a infangare la strada: il progetto inizialmente aveva entusiasmato, ad oggi ci si è resi conto che non è una soluzione sostenibile, ed è anche scomoda per via della problematica delle colonnine di ricarica nelle città e in autostrada, sempre carenti.

L’America si espone, o meglio, Trump si espone per essa, proponendo di potenziare l’industria automobilistica con possibili tariffe alle stelle per quanto riguarda tutto l’import dall’estero. Questo piano di protezionismo aggressivo avrebbe importanti risvolti anche sulla Borsa, e gli stessi analisti hanno ipotizzato il probabile scenario che si aprirebbe nel futuro più prossimo nel caso in cui venisse realmente adottato il piano Trumpiano.

Tasse alte sull’import: il protezionismo di Trump si propone di salvare l’automotive USA

Salvare il settore dell’automobile con il ‘Build it in America Plan’: tariffe fino al 1000% sui veicoli importati dall’estero. Aumentare vertiginosamente il prezzo dell’import avrà due risvolti: da una parte favorire la produzione americana, dall’altro, automaticamente rendere difficile il commercio alla concorrenza di settore.

Tasse sull’import: la strategia economica di Trump – trading.it

Un piano che prevede un’aliquota fiscale del 15% per le aziende che scelgono di fabbricare i loro prodotti negli Stati Uniti (invece che del 21%). L’altra faccia della medaglia vedrà crediti d’imposta per la ricerca e lo sviluppo, e interessi completamente deducibili per le piccole imprese sui prestiti per le auto. Le politiche di Washington, secondo il candidato alle presidenziali della bandiera a stelle e strisce, hanno raso al suolo la produzione automobilistica su scala mondiale del Michigan e di Detroit: il piano è studiato per riportarla in auge.

Qualora quindi venisse eletto Trump per un secondo mandato andrà in atto anche il piano di salvataggio del settore automobilistico americano. Aiutare le piccole imprese per permettere l’acquisto veicoli da lavoro e implementare lo sviluppo industriale di settore per permettere agli USA un predominio sulla Cina e il resto dei produttori. Anche gli interessi sui prestiti per le auto saranno completamente deducibili.

Tutto ciò sembra essere un ulteriore scontro con la Cina. Questi posizionamenti così ferrati influenzeranno inevitabilmente anche le posizioni in Borsa: “il Paese in crisi, in declino” così come l’ha descritto il candidato alle elezioni presidenziali, potrebbe portare a un clima molto più teso con un rimescolamento azionario che di riflesso ‘armerà’ la Borsa.

Claudia Manildo

Giornalista pubblicista e content editor, sono laureata all'Università di Siena in Comunicazione e all'Università di Parma in Giornalismo e Cultura Editoriale. Scrivere, oltre che un lavoro, è una missione quotidiana. Sono editor e correttore bozze freelance e nel tempo libero recensisco libri. Appassionata di sociologia e di interazione uomo-macchina, nel 2022 ho pubblicato il mio primo saggio per deComporre Edizioni.

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