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Economia e Finanza

L’inflazione mette a rischio l’economia, la BCE corre ai ripari ma può essere già tardi

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La settimana appena conclusa è stata una delle più drammatiche per i mercati finanziari e incisive per il corso dell’economia globale che si siano viste negli ultimi anni. 

Il crollo dei mercati azionari segna il passo di un mutamento nell’aspettativa di crescita delle maggiori economie mondiali. Si teme che l’inflazione possa essere ormai lontana dalla portata degli interventi della politica monetaria delle banche centrali.

È in particolare l’eurozona l’economia più esposta alle incertezze soprattutto per l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato. Ogni membro rappresenta un potenziale punto di rottura per la tenuta dell’economia europea.

La Fed ha rotto gli indugi e sembra voler prendere di petto, anche se in ritardo, la lotta contro l’inflazione. Il 15 giugno la banca centrale usa ha effettualo il più grande rialzo dei tassi di interesse dal 1994; nonostante questo l’obbiettivo di riportare i prezzi al target del 2% necessità almeno, a condizioni invariate di un anno e mezzo di tempo.

Nel vecchio continente il problema è che la Banca centrale europea non può concentrarsi esclusivamente sulla lotta all’inflazione, aumentando in maniera ferma e decisa i tassi, perché ha un altro obiettivo da perseguire; la riduzione del rischio frammentazione dei debiti sovrani. Tra i Paesi più a rischio quelli periferici; le possibili soluzioni a medio e lungo termine sono la costituzione di uno strumento di acquisto di emergenza dei Titoli di Stato e la costituzione di un debito comune europeo.

Quando è iniziato il 2022, gli investitori avevano capito che l’inflazione sarebbe stata un problema più duraturo di quanto fosse stato valutato in precedenza. Tuttavia ci si aspettava che la normalizzazione avrebbe riguardato anche la crescita degli utili. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha drammaticamente interrotto questo processo.

L’impatto a lungo termine della crisi europea; crescita e inflazione fuori controllo dalla BCE

Attualmente non siamo in grado di capire l’impatto a lungo termine della crisi tra Russia e Ucraina. Un punto di non ritorno nella Storia dell’Europa e dell’Unione europea che sta accelerando alcune tendenze ed esasperando tutti i punti deboli dell’unione monetaria. Materie prime, energia e finanza sono i tempi principali che danno impulso a cambiamento. Più a lungo si protrarrà il conflitto con la Russia più gravi saranno le ricadute e le misure necessarie a compensarle.

Per il momento molto dipenderà dal ritmo dell’entità del rialzi dei tassi d’interesse. La BCE ha difronte un compito non facile, soprattutto considerando che la sua reputazione non è molto buona per via delle stime errate fatte durante l’ultimo anno circa la natura transitoria dell’inflazione. In questa situazione di compromesso di strumenti e obiettivi, il rischio è quello di non riuscire a raggiungere la stabilità monetaria, senza il quale è proprio l’euro a essere a serio rischio.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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