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Economia e Finanza

La tassa patrimoniale è già in vigore e riguarda tutti, i cittadini la pagano su conti correnti e patrimonio

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Il debito pubblico è tornato a fare sentire il suo peso sulla tenuta dell’Eurozona. A pagare il prezzo maggiore sono i cittadini che scontano l’effetto di una patrimoniale occulta.

Lo spread segnala in modo oggettivo una nuova crisi per l’Italia; nonostante la fiducia dei mercati per Mario Draghi si torna a parlare di sostenibilità del debito.

Per il momento la BCE non vuole intervenire alzando i tassi d’interesse, il timore è una nuova crisi del debito pubblico. Lo spread tra BTp decennale e l’equivalente tedesco si è allargato fino a 185 punti base, ai massimi da inizio pandemia. I rendimenti a 10 anni sono saliti al 2,8%. In Italia, la crescita del PIL attesa era al 4,7% nell’autunno scorso, mentre le nuove stime la portano al 3,1%. In maniera speculare l’inflazione è salita oltre le stime per il 2022 fino al 5%.

Tutto questo pesa senza troppe distinzioni come una patrimoniale, visibilissima nei portafogli che da alcuni mesi a questa parte è costituita dalla riduzione del potere d’acquisto. Non se ne parla esplicitamente ma l’inflazione che ha sul breve termine un effetto positivo sul rapporto tra debito e Pil sta venendo pagata dal deprezzamento dei patrimoni e degli stipendi degli italiani.

A fine 2019 il debito valeva il 135% del Pil; a questo si sono aggiunte le uscite per compensare le perdite economiche durante la crisi Covid, portando l’importo del debito pubblico a 2650 miliardi a fine 2021 per un rapporto tra debito e Pil del 150%. Quest’ultimo è dato dalla moltiplicazione dei beni e servizi prodotti nell’anno dall’economia e i rispettivi prezzi. Con un aumento dell’inflazione quindi il PIL nominale al denominatore aumenta, diminuendo di conseguenza il rapporto debito/PIL.

L’inflazione è la patrimoniale che cittadini pagano su conti correnti e patrimonio

Lo stato italiano ha incassato 4,5 miliardi di euro in più di IVA grazie all’inflazione. Il dato rivela come la crescita record dei prezzi al consumo possa nel breve periodo portare qualche sollievo sul fronte del debito pubblico. Un’inflazione al 6,7% annuo porta alle casse dello Stato una riduzione del debito reale pari a 177 miliardi di euro all’anno. Tutto pagato con l’aumento dei costi di beni e servizi, compresi quelli essenziali.

L’ISTAT ha rilevato nel primo trimestre un aumento degli stipendi dello 0,8% un’inflazione al 6,4% ad aprile. Questo significa che le retribuzioni di operai e impiegati stanno deprezzandosi al ritmo del 6% all’anno. Lo stesso avviene sulla liquidità e conti correnti lasciati disinvestiti. Trent’anni fa il governo Amato sconvolse gli italiani con una patrimoniale a sorpresa nella forma di un prelievo forzoso dello 0,6% sui conti correnti. Il livello attuale di inflazione annua considerando il dato del 6,7% equivale a una perdita dello 0,56% al mese. Stiamo già pagando una imposta patrimoniale mensile analoga a quella imposta una tantum 30 anni fa.

Solamente tra stipendi e conti correnti, staremmo perdendo qualcosa come 150 miliardi di euro in un anno, circa 2.500 euro a testa, una stangata implicita ma reale sulla ricchezza finanziaria, mobiliare e immobiliare delle famiglie. Questo significa che sul lungo termine questa dinamica non fa altro che deprimere i consumi, domanda e produzione ricadendo quindi sul Pil.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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