L’economia può trascinarsi in una nuova crisi; sono tutti d’accordo che la guerra sta durando troppo

Borse in flessione, rendimenti obbligazionari al rialzo ed euro ancora sotto la parità sul dollaro. L’aggressività della FED ha ulteriormente invertito la curva dei rendimenti.

Il Titolo di Stato Usa a due anni è al più alto rendimento maturato negli ultimi 15 anni. Il valore supera abbondantemente il bond a 10 anni; 3,48 contro il 3,1%.

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Con il recente aumento dei tassi di 0,75 punti da parte della Fed salgono anche le possibilità che l’economia USA sperimenti un hard landing. In parole povere una crisi economica scaturita dalla necessità di abbassare l’inflazione, ma anche questa a sua volta è in grado di causare una crisi.

Ma la vera crisi è quella della fiducia dei mercati e dell’opinione pubblica nelle istituzioni monetarie. Le banche centrali invertono la rotta espansiva ostacolata dalla guerra in Europa. Così facendo risollevare l’economia dalla crisi post pandemica potrebbe rivelare una crisi economica maggiore di quanto previsto. 

La determinazione della Fed non è cambiata da Jackson Hole – ha detto Jerome Powell, nella conferenza stampa che ha seguito l’annuncio sui tassi Usa. Fino a che non sarà raggiunto un tasso di inflazione al 2%, la politica monetaria continuerà su questa linea; “Vorrei che ci fosse un modo meno doloroso per farlo, ma non c’è”, ha ammesso il presidente della banca centrale Usa. Mentre l’inflazione viaggia ai livelli massimi dagli inizi degli anni ’80 si attendono chiari segnali del cambiamento delle variabili macroeconomiche. Finora ci sono già piccole prove di un rallentamento del mercato del lavoro che dovrebbe essere una delle ultime variabili a scontare la recessione.

Economia, inflazione e prezzi imprevedibili dell’energia

Diversamente da ciò che sperano i mercati, ovvero una flessione dei tassi nel 2023, il 29 agosto Powell è stato piuttosto chiaro. Ha sostenuto che fino a quando la Fed non sarà sicura che l’inflazione è sotto controllo, i tassi saranno alzati a prescindere dagli effetti su famiglie e imprese. Segnali decisamente da falco arrivano anche dall’Europa. Qui il 27 ottobre prossimo la BCE può alzare i tassi di almeno 75 punti base.

Se la tendenza al rialzo continuerà con lo stesso vigore i mercati Europei, saranno i primi a scontare nell’economia reale una recessione dovuta in particolar modo ai prezzi imprevedibili dell’energia. Tutto dipenderà da ciò che accadrà quindi le prossime settimane in particolare sul fronte internazionale.

L’opinione condivisa è che la guerra si sta protraendo troppo a lungo

Restano da valutare le dichiarazioni del premier cinese e indiano rese al recente vertice di Samarcanda. L’opinione condivisa è che la guerra si sta protraendo troppo a lungo. Ciò rischia di innescare una recrudescenza del conflitto e amplificarne gli effetti sull’instabilità tra occidente e Russia. Le parole del presidente russo Vladimir Putin, che ha annunciato una mobilitazione parziale e minacciato di utilizzare le armi nucleari ha esacerbato l’incertezza sul mercato valutario esasperando i timori di una crisi energetica.

E’ forse il caso che l’Ue cominci a chiedersi come saranno i commerci internazionali fra dieci anni e quale sarà il suo ruolo. Questo considerando gli accordi che prendono piede tra Russia, Cina e Medio Oriente. Un nuovo ordine economico mondiale si va formando mentre Ue e Stati Uniti si polarizzano rimanendo in una debole alleanza figlia dell’opportunismo.

Il cambio sul biglietto verde si è attestato in zona 0,9870, sui massimi da 20 anni. La valuta statunitense, ha guadagnato terreno anche nei confronti dello yen, raggiungendo un record di prezzo a quota 142,30, che non si vedevano da 24 anni. Dall’inizio dell’anno il Dollar Index ha guadagnato il 16% e sembra prossimo a segnare il maggior incremento annuale dal 1981.

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