Tra le novità introdotte in merito al trattamento economico erogato dall’INPS ai familiari dei defunti vi è anche quella relativa alla pensione di reversibilità ai nipoti.
La pensione di reversibilità è un trattamento economico per l’INPS riconosce ai familiari superstiti di un defunto che percepiva o stava per percepire una pensione.
A differenza di quello che molti credono, il suddetto contributo non spetta solo al coniuge rimasto vedovo.
Le sentenze degli ultimi anni, emesse da vari tribunali e della Corte Costituzionale, hanno contribuito ad allargare la platea dei beneficiari della pensione di reversibilità.
Attualmente la pensione di reversibilità spetta anche ai nipoti, anche non conviventi e maggiorenni, in presenza di determinate condizioni.
Oggi scopriremo quando è possibile, per i nipoti, accedere al trattamento economico che spettava ai loro nonni quando erano in vita.
La pensione di reversibilità ai nipoti è un’aliquota del trattamento pensionistico che spettava al pensionato defunto e che viene riconosciuto come diritto agli eredi dello stesso.
Generalmente l’Istituto nazionale di previdenza riconosce il trattamento al coniuge sopravvissuto e ai figli.
In ogni caso, l’assegno mensile è frutto di un ricalcolo che tiene conto di determinati requisiti, anche di tipo reddituale.
Nel caso in cui non dovessero essere presenti coniugi e figli che possono beneficiare dell’assegno di reversibilità, il diritto è trasmesso ad altri familiari.
Nello specifico la pensione di reversibilità può essere destinata ai parenti diversi dal coniuge e dei figli anche nel caso in cui, per questi ultimi, non sussistono i requisiti necessari per ottenere l’assegno erogato dall’INPS.
Ad ogni modo, possono accedere alla pensione di reversibilità anche:
L’espansione del diritto alla pensione di reversibilità dei nonni ai nipoti è avvenuta di recente con la sentenza numero 88/2022 emanata dalla Corte Costituzionale.
Secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, la pensione di reversibilità spetta anche agli eredi maggiorenni. Piurchè questi risultino essere inabili al lavoro e a carico del soggetto deceduto.
Nello specifico, i giudici hanno stabilito che i nipoti orfani di genitori, che vivono a casa del nonno prima della sua morte e che non sono in grado di provvedere al proprio sostentamento, hanno diritto a ricevere il contributo economico che spettava al defunto.
La maggiore età del nipote non determina il decadimento del diritto qualora questo risulti essere inabile al lavoro.
Intervenendo su uno specifico caso, la Corte di Cassazione ha definito ingiusta e discriminatoria l’esclusione dalla pensione di reversibilità dei nipoti. Specialmente se questi risultano: orfani, maggiorenni, inabili al lavoro, conviventi e a carico della persona defunta. E soprattutto alla luce di una fragilità accentuata del soggetto che, a causa del decesso di suo nonno o sua nonna, è rimasto privo dell’unico sostegno economico che aveva a disposizione.
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