Pensione e Reddito di cittadinanza, che 2022 sarà: non c’è nulla di scontato

Pensione e Reddito di cittadinanza dal prossimo anno potrebbero fare molta fatica ad essere percepiti.

Pensione
Pensione (Adobe)

Il 2022 si appresta ad essere, prima ancora di iniziare, un anno davvero storto per il nostro paese. Più che altro per i suoi cittadini, considerate le misure che andranno ad essere modificate proprio per quel periodo. Per quel che riguarda la pensione, ad esempio, o per meglio dire il sistema pensionistico, il prossimo anno vedrà il ritiro della sperimentazione di Quota 100 con la condizione per i futuri pensionati di interrompere il proprio rapporto lavorativo ancora più tardi rispetto a prima. La situazione non è delle migliori questo si è compreso. La certezza di andare in pensione sempre più tardi è più che concreta.

Il Governo lavora ad una soluzione che possa in qualche modo riformare per l’ennesima volta il sistema pensionistico nazionale. Alle parti in causa, lavoratori ma anche sindacati non piace affatto ciò che si prospetta con la pensione che rischia di diventare una vera e propria chimera per la stragrande maggioranza dei lavoratori. Soluzioni valide, al momento non ne esistono, non è considerata ad oggi a possibilità di una rapida e positiva conclusione per i lavoratori italiani, con alcuni tagliati addirittura fuori da ogni logica, basti vedere la considerazione che si ha degli attuali quarantenni in chiave pensionistica.

Pensioni e Reddito di cittadinanza: più controlli per la misura assistenziale e meno soldi

Reddito di Cittadinanza, la tessera
Reddito di Cittadinanza

Altro tema assai spinoso è quello che riguarda il Reddito di cittadinanza. Al Governo ed a gran parte del paese non sta bene cosi come è al momento strutturato. Uno spreco considerato da una parte mentre dall’altra è visto nella maggiore dei casi un sostegno privo di alcuna programmazione utile soltanto per fini elettorali. Il fatto di avere milioni di italiani non attivi nel mondo del lavoro ma comunque retribuiti per restare a casa indispettisce non poco, la realtà dei fatti è questa. Il sistema non ha funzionato, le offerte di lavoro non arrivano e la misura costa troppo alle casse dello Stato, cosa potrebbe succedere quindi?

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Le modifiche che pare debbano essere apportate dal Governo Draghi guardano per l’appunto nella direzione di ottimizzare la misura e renderla quanto più leggera possibile per le casse dello Stato. Quindi in concreto di potrebbe passare ad una diminuzione di 5 euro al mese in assenza di proposte di lavoro. Nel caso poi di ricezione di offerte lavorative si potrà rifiutare soltanto una volta la destinazione, alla seconda scatterà la sospensione della misura, praticamente basta sostegno, basta soldi. Il Governo è attivo per trovare una soluzione ed i prossimi mesi potrebbero essere avvero decisivi in tal senso.

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