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La pensione che vorremmo | La proposta unica dei Sindacati con 62 anni o 41 anni di contributi, non convince

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La pensione che vorremmo, un grande traguardo difficile da raggiungere, entra in campo anche la proposta unica dei Sindacati, ma non convince del tutto.

La pensione che vorremmo | La proposta unica dei Sindacati

 

Sempre in tema di pensione, presentata anche la proposta unica dei Sindacati “Cambiamo le pensioni adesso”, in realtà la Legge di Bilancio 2022 non cambierà il sistema previdenziale in modo strutturale. Rimandata al 2023 la grande decisione e nel frattempo continueranno fino ad aprile, gli incontri tra Governo e Sindacati, per valutare come ristrutturare il sistema previdenziale italiano.

La pensione che vorremmo | Proposta unica dei Sindacati non convince

Gli obiettivi sono tre: ridurre la spesa a carico dello Stato,  immettere nel sistema un pensione equa per tutti e creare maggiore flessibilità per nuovi posti di lavoro. Tre obiettivi difficili da realizzare nella Legge di Bilancio 2022, visti i tempi ridotti e la mancanza di risorse finanziarie. Quindi, tutto slitta al prossimo anno, nel frattempo sostituita la Quota 100 con la Quota 102 solo per il 2022, prorogata Opzione Donna e rafforzata Ape Sociale. La pensione che vogliamo | Il Governo vuole Quota 102: elenco usuranti e Opzione Donna

Tra le tante proposte  dei vari partiti (Lega – M5S – Corte dei Conti) e i vari rapporti che si sono susseguiti nel 2021 (OCSE, INPS – NADEF), arriva anche la proposta unica dei Sindacati.

LEGGI ANCHE>>>La pensione che vorremmo | Sconforto per i dati INPS e rapporto OCSE

La proposta dei Sindacati in 8 punti

In effetti, CGIL, CSL e UIL, presentano la proposta “Cambiamo le pensioni adesso”, si tratta di una relazione strutturata in vari punti. Ecco una breve sintesi:

1) rendere la pensione accessibile a tutti senza penalizzazione per chi ha maturato contributi prima del 1996, all’età di 62 anni. In questo modo si creerebbe maggiore flessibilità per l’accesso alla pensione e nuovi posti di lavoro;

2) oppure, una quota 41 con solo 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, senza vincoli e paletti;

3) ristrutturare il sistema contributivo riducendo i vincoli che condizionano l’accesso alla pensione in modo da non penalizzare i redditi bassi;

4) modificare i coefficienti di trasformazione legati al calcolo dell’adeguamento alla speranza di vita, che risulta doppiamente penalizzante;

5) rafforzare il meccanismo dell’Isopensione e dei contratti di espansione per le aziende con maggiori agevolazioni;

6) sostenere le categorie deboli: invalidi, caregiver, disoccupati,donne e lavori gravosi;

7) ampliamento delle categorie dei lavori usuranti anche per coloro affetti da malattie professionali riconosciute dall’INAIL;

8) rafforzare lo strumento della previdenza complementare con l’istituzione di Fondi ad hoc, con una campagna di informazione rivolta ai giovani e con massimo sei mesi per l’adesione istituendo la formula del “silenzio assenso”. In questo modo chi non concede il consenso o il rifiuto, automaticamente sarà iscritto al fondo di previdenza di categoria.

Angelina Tortora

Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il lettore nel disbrigo delle pratiche, dalle più semplici alle più complesse. Direttrice della testata giornalistica InformazioneOggi.it, impegnata in vari progetti editoriali e sociali. Profilo Linkedin

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