Permessi insegnanti precari, quanti se ne possono chiedere? Cosa sapere per non perdere le agevolazioni

Come funziona la richiesta dei permessi per gli insegnanti precari: alcuni dettagli in merito e particolari da sapere a seguire

Quando si parla di lavoro, l’attenzione può essere alta su tanti elementi, come nel caso dei permessi insegnanti precari: possono chiederli, quanti ne spettano? Alcuni dettagli al riguardo a seguire.

Insegnante
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Sul tema permessi, questi dipendono dai diversi contratti di lavoro, e quindi ciascun lavoratore dovrà consultare la parte inerente proprio i permessi nel contratto applicato al proprio mestiere e alla propria attività lavorativa. In merito al comparto scuola e agli insegnanti precari, così come quelli di ruolo, pur però con alcune diversificazioni, sono spettanti alcuni giorni circa i permessi, per diverse ragioni.

A parlarne nell’approfondimento è InformazioneOggi.it, il quale, soffermandosi proprio su tale aspetto, spiega che in generale il permesso può essere retribuito o meno. Per quanto riguarda quest’ultimi, quindi quello non retribuito, vi è ad esempio il caso legato a ragioni di famiglia oppure personali.

Al riguardo, si legge di una domanda da parte di un utente, una insegnante a tempo determinato il cui contratto ha scadenza trentuno agosto. Questi, racconta della scoperta circa il fatto che per fine agosto dovrà aiutare i suoi nonni i quali dovranno imbiancare e occuparsi di ripulire la casa. La persona in questione specifica di essere impegnata con gli esami. Ovvero quelli di riparazione. E poi gli scrutini circa l’ammissione, e chiarisce di dover rientrate dal ventitré e sino al giorno trenta.

L’insegnante aggiunge di aver approfondito e notato che stando all’articolo quindici comma due del CCNL, potrebbe far richiesta di un permesso non retribuito. Si chiede e domanda alla redazione quali potrebbero essere le ragioni ostative da parte del dirigente e se, qualora arrivasse un diniego, dell’eventuale impiego del permesso di malattia. Nei giorni in questione.

Permessi insegnanti precari: alcuni aspetti da sapere e come funzionano

Tanti gli aspetti che possono essere oggetto di attenzione quando si parla di scuola e lavoro, circa ad esempio i docenti precari, e non tutti sanno della possibilità della Naspi: come funziona, come chiederla, importi e requisiti.

Tornando al tema in oggetto, come detto approfondito da InformazioneOggi.it, viene menzionato l’art.19 comma 7 del CCNL, Comparto Scuola. E in tal senso si legge che gli insegnanti precari, ovvero coloro che hanno un contratto a tempo determinato, hanno la possibilità di impiegare i permessi non retribuiti. Per ragioni familiari e personali. Entro un limite di sei giorni. I soggetti eventualmente interessati hanno la necessità però di porre documentazione a proposito del motivo mediante autocertificazione.

In ottica motivi personali, ad esser menzionata è una sentenza della Corte dei Conti, numero 1415 del 3.3.1984, Sezione Controversie. Quest’ultima ha spiegato che i motivi non devono essere di natura grave. Piuttosto legati a situazioni. Oppure ad interessi. Considerati particolarmente rilevanti da parte del dipendente e che si possono soddisfare soltanto con l’assenza lavorativa.

Per fare alcuni esempi, si legge: effettuare un trasloco. Una visita di tipo specialistica. Avere degli appuntamenti, ad esempio con INPS, Agenzia dell’Entrate e così via. Prendere parte ad un matrimonio, ad una laurea ed altre ricorrenze. Accompagnare un familiare a fare una visita di tipo specialistica, oppure all’aeroporto ed altri luoghi.

Potrebbe essere il caso anche di un evento improvviso che si verifica alcune ore prima della presa in servizio. E dunque esente dall’obbligo circa il preavviso. Si pensi ad esempio alla foratura di una gomma. O ancora ad un guasto oppure ritardo del mezzo di trasporto. Al contrario, vi è l’obbligo del preavviso per quanto concerne eventi che possono essere e sono previsti. La comunicazione va fatta entro un termine di tre oppure cinque giorni.

Permessi e servizio: un aspetto da tener presente

Un aspetto che viene rimarcato da InformazioneOggi.it, e che dunque va tenuto presente, riguarda il fatto che i permessi non retribuiti vanno ad interrompere la maturazione della retribuzione. E circa l’anzianità dei servizio. Ma anche per quanto riguarda i contributi previdenziali.

Questo significa che il giorno di permesso non sarà utile rispetto al raggiungimento dei centottanta giorni per la considerazione del periodo di servizio anno scolastico.

Ciò non rappresenta una problematica per coloro che superano questa soglia, lo è soltanto per coloro che non rientrano nel limite di centottanta giorni di servizio. Si legge poi che il dirigente della scuola non può negare i permessi per ragioni di tipo familiare o personale, a patto che quest’ultimi non ostacolino il buon funzionamento dell’organizzazione della scuola.

Dunque, in tal caso, potrebbe esservi la richiesta dei sei giorni di permessi non retribuiti. Al contrario, per quelli di malattia è previsto che l’eventuale persona sia effettivamente malata. Col relativo certificato da pare del medico che vada ad indicare la diagnosi ed attestare la situazione. Poi, si prevede la reperibilità per quanto concerne la visita fiscale. Dunque non si può configurare rispetto allo scopo che se ne vorrebbe fare.

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