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Afghanistan, gli effetti si fanno sentire anche sui mercati

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Il petrolio si trova decisamente in una fase ribassista, all’interno di quello che è uno scenario macroeconomico che diventa sempre più complesso: tante le variabili di carattere internazionali in grado di coinvolgere la domanda di energia a livello globale.

Il prezzo del greggio è calato per il quarto giorno consecutivo arrivando ai minimi del range di prezzo che vede confinate le quotazioni  tra i 70,5 e i 65 dollari. Ilpetrolio vive una stagione estiva che è stata particolarmente ricca di momenti che hanno portato volatilità e variazioni di prezzo. Gli inizi di marzo sono stati particolarmente positivi per il trend rialzista del petrolio, arrivato ai suoi massimi il 6 luglio intorno ai 77 dollari al barile.

Le variazioni del trend rialzi si sono seguite all’insegna dell’incertezza sulla domanda prima e sui livelli di produzione concertati e ritrattati dall’Opec. Tra il 14 luglio e il 2 agosto hanno causato variazioni di prezzo che non si vedevano da almeno cinque mesi, con crolli che in entrambi i casi hanno inciso con un -12%.

Gli effetti sul greggio della variabile Delta e dei rallentamenti nella domanda cinese di petrolio

Il prezzo attuale scambiato sul lungo termine sotto la media del trend iniziato a marzo, nonché sul breve termine sotto la media delle due settimane, si trova oggi ai 66,8 dollari ed è oramai spinto a ribasso dalle chiusure di posizione dovute al superamento dell’apice produttivo, dato dalle riaperture delle maggiori economie globali e in particolar modo quella cinese in grado più di tutte di offrire accelerazioni nella domanda globale di energia. I dati ufficiali rilasciati lunedì da Pechino rivelano un rallentamento dell’economia, nonché delle importazioni di petrolio che penalizzano il corso del greggio e di conseguenza l’andamento dei titoli energetici sui listini europei.

Ad aggravare la situazione, la diffusione in Asia della variabile Delta. La congiuntura si fa sentire a livello continentale sul comparto petrolifero europeo, con lo Stoxx 600 che dal 13 agosto ha perso circa 1,4% mentre per quanto riguarda l’Italia, a Piazza Affari le vendite colpiscono in primo luogo Eni (-1,38%), Saipem (-2,36%) e Tenaris (-2,25%).

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Afghanistan: il risvolto inglorioso della fine della guerra al terrore

Pesano particolarmente anche le inaspettate conseguenze del ritiro definitivo delle truppe USA in Afghanistan, dopo quella che è stata una guerra al terrorismo durata vent’anni, in cui sono stati spesi circa mille miliardi di dollari, cinquanta miliardi in media ogni anno. Una voce di spesa finanziata soprattutto in deficit e destinata a pesare sui conti pubblici USA per molto tempo, considerando anche l’assistenza medica e i sussidi dovuti ai veterani dei conflitti in Iraq e Afghanistan, che negli Stati Uniti contano ormai quattro milioni di persone.

Nonostante l’esercito americano sia stato quello più coinvolto con 2.448 soldati deceduti nel conflitto, escludendo i contractor, gli eserciti alleati Usa contano 1.144 caduti di cui 53 italiani. Un danno di immagine per gli Stati Uniti e per l’attuale amministrazione, segnati dalla ritirata frettolosa e disordinata dal paese e dall’incuria con la quale sono stati trattati i cittadini e le famiglie che dal 2001 hanno collaborato in Afghanistan con gli Stati Uniti. Il mancato tempismo dato alla fragilità imprevista del governo afghano e le incertezze che il governo talebano porterà sul Medi Oriente, peseranno sicuramente giocando a sfavore di Biden nei risvolti delle prossime elezioni di metà mandato.

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Cina vs USA: si inaspriscono le differenze  nelle strategie geopolitiche

La Cina osserva gli errori altrui e rimane vicino al Medio Oriente, pur senza mettere in campo la carta della presenza militare ma coinvolgendo i governi, così come in Africa, con consulenze diplomatiche e assistenza commerciale. Questo tragico esperimento sociopolitico avviato con l’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan ha mostrato come non siano possibili la tenuta democratica e un governo forte in grado di funzionare, senza la costruzione di un’alternativa che passi innanzi tutto da un rinnovamento culturale. Secondo quanto dichiarato da fonti interne all’amministrazione USA, Biden pensava infatti di avere almeno un anno e mezzo prima di assistere al crollo del governo di Kabul avvenuto invece prima del completo ritiro dell’esercito previsto per il 31 agosto.

Il 7 luglio Teheran ha ospitato un importante incontro tra rappresentanti del governo di Kabul e i talebani. Risvolti dal punto di vista geopolitico potranno esserci per l’Iran ora guidato dai conservatori,  che tornerà al centro dei riflettori anche per la capacità di proseguire la sua politica sul nucleare. Egli è in grado di porsi come mediatore con l’Occidente vantando stretti rapporti con la Cina e l’attuale leadership afghana, ma è capace anche di relazionarsi adeguatamente con i talebani o almeno così è stato negli ultimi 20 anni nei quali sono stati innumerevoli colloqui bilaterali al fine di evitare attentati lungo i propri confini e contrastare il traffico di droga.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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