Pignorati anche per piccoli debiti? Si ma forse anche no: il parere della Cassazione

Si possono pignorare dei beni, tipo la casa, anche per debiti di bassissima entità? Teoricamente si potrebbe ma la Corte di Cassazione ha fissato dei paletti molto chiari. Vediamo quali sono…

sommerso dai dollari

Alla sola parola “pignoramento” in molti impallidiscono all’improvviso e le loro coronarie sono sottoposte a dura prova. Sono infatti milioni gli italiani bersagliati da cartelle fiscali o da lettere di recupero crediti per versamenti di vario tipo non effettuati Spesso si tratta di cifra non particolarmente elevate e quindi la domanda nasce spontanea: è possibile subire un pignoramento per il recupero di un debito anche molto piccolo? Si può dare il via ad una procedura esecutiva nei confronti di un privato che ha già pagato la quasi totalità del suo debito, ma che ha tralasciato per errore o per oggettiva impossibilità economica un importo residuo assai basso? Al riguardo ci chiarisce le cose una recente ordinanza della Corte di Cassazione (la numero 2.168) che ha sancito che in tali casi, vale a dire quando la somma da recuperare abbia valore oggettivamente residuale, il pignoramento è illecito.

Cerchiamo allora di capire meglio in quali casi i beni del debitore non possano essere pignorati.

“Il pignoramento in caso di piccoli importi è illegittimo”

I creditori privati, teoricamente, possono dare adito al pignoramento anche per importi decisamente bassi, senza un limite minimo. Bisogna però, e questa rappresenta la discriminante fondamentale, che ci sia una convenienza economica.

L’ordinanza della sopra citata sentenza della Suprema Corte è intervenuta a stabilire che: “Il pignoramento per importi molto bassi, specialmente quando si tratta di somme residue di pochi euro a fronte di un debito già pagato quasi completamente, è illegittimo perché difetta dell’interesse ad agire”.

Spieghiamo il concetto di: “interesse ad agire”

Per spiegare chiaramente cosa sia l’interesse ad agire dobbiamo fare riferimento all’art. 100 del Codice di procedura civile che stabilisce che per proporre una domanda nell’esercizio dell’azione “è necessario avervi interesse”. Nel caso specifico del pignoramento, ha stabilito la Corte, l’interesse ad agire non trova fondamento legale “qualora il credito, di natura esclusivamente patrimoniale, sia di entità economica oggettivamente minima”.

In tal caso viene infatti meno il principio di buona fede e correttezza che assicura che chi avvia un procedimento abbia di fatto interesse a evitare un danno concreto.

Esiste però la tutela dei propri diritti

Nell’ordinanza in questione, la Cassazione ha però specificato anche che la normativa che impedisce al creditore di avviare un pignoramento per importi minimi non deve andare in contrasto con la tutela del diritto di azione. La facoltà di ogni cittadino di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti (prevista dall’art. 24 della Costituzione) infatti, va in ogni caso contemperata con le regole di buona fede e correttezza e con i principi del giusto processo e della durata ragionevole del giudizio.

Cosa cambia quando si ha un debito verso l’Agenzia delle Entrate Riscossione

Le cose cambiano, è bene notare, nel caso in cui il cittadino abbia un debito nei confronti dell’Agenzia delle Entrate Riscodsione (ex Equitalia). L’agente di riscossione può iscrivere ipoteca solo per debiti superiori a 20mila euro, e avviare un pignoramento solo per somme eccedenti i 120mila euro. Inoltre l’Agenzia non può pignorare la 1ª casa del debitore se questa non appartenga alla categoria delle case di lusso e sia la sua unica abitazione.

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