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Economia e Finanza

I rigassificatori in Italia possono davvero aiutare ad uscire dalla crisi energetica?

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I rigassificatori nel nostro Paese sono tornati nel cuore delle diatribe politiche all’apice della campagna elettorale e in coerenza con la crisi energetica e il conseguente rincaro dei prezzi.

I rigassificatori presenti nella penisola italiana sembrerebbero l’unica via di uscita alle problematiche del rincaro dei costi energetici, almeno a quanto se ne dica nel vivo del dibattito elettorale.

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Ma in cosa consiste un rigassificatore? Si tratta di una struttura che consente di convertire nuovamente un fluido sotto forma di gas. È piuttosto rilevante per l’import di gas naturale, poiché il gas può anche muoversi in forma liquida in raccoglitori idonei ove non sia possibile il trasferimento tramite una conduttura.

La fluidificazione occorre solamente per la riduzione del volume nel corso di questa parentesi di trasporto. Perciò per poter assicurarsi il gas dall’esterno con tale metodo, sarà essenziale disporre sul posto di un rigassificatore che faciliti l’impiego del gas. Del resto, in forma liquida il gas non potrà essere usufruito, mentre riabilitandolo allo stato di natura, aeriforme, si sarà capaci di avvalersi del gas acquistato senza difficoltà.

Quanti stabilimenti di rigassificazione ci sono nel nostro Paese

Nel nostro Paese si contano almeno 4 stabilimenti di rigassificazione: Panigaglia, Brindisi, Rovigo e Piombino. L’impianto più grande è l’onshore al largo di Porto Viro, in provincia di Rovigo. Conta su un iter produttivo annuale vicino agli 8 miliardi di metri cubi di gas. L’impianto è gestito da un accordo di aziende: ExxonMobil, detiene il 70% delle azioni della società, Qatar Petroleum il 23% e Snam il 7%.

Lo stabilimento più longevo è quello di Panigaglia ed è una struttura offshore, ovvero costiera. Realizzato negli anni Settanta e si ha sede in provincia di La Spezia. La sua produzione annua si aggira intorno ai 3,5 miliardi di metri cubi di gas ed è diretto al 100% da Snam.

Il terzo rigassificatore è una imponente imbarcazione galleggiante che garantisce il conseguimento annuo di 3,7 metri cubi di gas. Anche qui si tratta di una joint venture, con Snam socio di maggioranza, 49% delle azioni. Seguono, First Sentier Investors con il 48% e la Golar LNG.

Il fine è il medesimo: le strutture ricevono dall’esterno il gas naturale fluidificato, ottenuto portando il gas al di sotto dei 162° Celsius, riportandolo allo stato aeriforme tramite riscaldamento attivato da dispositivi ad hoc. Per giungere a destinazione, il gas attraversa tubature subacquee e si muove dritto all’apparecchiatura di evaporazione.

In seguito a questo processo il gas viene dispensato direttamente alla rete per la sua utilizzazione.

L’impianto di Piombino

Qualora riceva l’approvazione, il rigassificatore di Piombino potrà galleggiare e produrre annualmente 5 miliardi di metri cubi. Anche in questa fattispecie dovrebbe essere amministrato da Snam. L’immagazzinamento arriverebbe a circa 170mila metri cubi. Un paio di mesi fa è stato siglato un patto tra il MITE e la regione Toscana per l’installazione di questa imbarcazione, che dovrebbe prendere il largo entro un triennio.

Stando a un computo di massima, dovrebbe produrre il 6% del gas occorrente al nostro Paese e potrebbe giungere a una portata del 25% della richiesta.

Per il rigassificatore in questione, il gas liquefatto approderà direttamente dagli Stati Uniti. Non ci saranno aree di proibizione e l’imbarcazione sarà posta a 23 km dalla fascia costiera, senza complessi a perimetro chiuso, meno incidenti sul contesto ambientale. L’impianto prenderà il nome di Golar Tundra e il presidente della Regione Giani ha giurato che non solamente non ci saranno contraccolpi per la filiera turistica, ma che si otterranno dei ritorni in termini economici.

I rigassificatori nel nostro Paese, Piombino protesta

Piombino è una realtà urbana siderurgica post-industriale. Un centro che conta 40.000 abitanti.

L’impianto sarebbe posto nell’area portuale da dove perlopiù scorre il flusso turistico. Nel medesimo territorio vi è la presenza di trascorse strutture siderurgiche. La cittadinanza a oggi ha potuto far affidamento sui risanamenti delle aree contaminate e sui sostegni poiché area svantaggiata.

La questione è non tutte le promosse pare siano state mantenute stando all’opinione decennale dei cittadini.

Non è tutto, sarebbero state garantite decurtazioni sui costi di gas e luce in cambio di consensi. Disapprovazione arriva anche dagli Istituti ambientali. In tale prospettiva è stato fondato un’organizzazione per la salute pubblica di Piombino Val di Cornia e la piazza Val di Cornia, che sostiene che sia essenziale l’approvazione degli enti interessati prima di qualsivoglia decisione riguardante il rigassificatore. Il 16 luglio a Piombino ha avuto luogo un raduno ad hoc, presente anche il segretario nazionale di sinistra italiana Nicola Fratoianni. Per i rigassificatori presenti nel mondo clicca qui.

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