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Riscaldamento condominiale, non vuoi più pagare? Ecco quando è possibile

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Il riscaldamento condominiale è molto utile poiché consente di tenere sotto controllo le spese. Ma non a tutti può andare bene la quota prevista. Forse c’è un modo per uscirne.

Abitare in un condominio porta con sé vantaggi e svantaggi. Come è risaputo, è necessario saper gestire molto meglio rispetto ad altre situazioni, la pacifica convivenza. Non c’è niente di peggio, infatti, che litigare coi vicini di casa. Le riunioni condominiali, poi, spesso diventano un vero e proprio supplizio, cui tutti tentano – invano – di sottrarsi.

Una delle questioni “calde”, ed è proprio il caso di dirlo, riguarda le spese per il riscaldamento. Fino ad oggi i criteri di suddivisione erano basati sul calcolo della necessità per appartamento, ma fortunatamente da qualche anno è possibile usare il “contabilizzatore”. In pratica, oltre ad una cifra uguale per tutti che comprende anche la manutenzione dell’impianto, ogni condomino paga ciò che effettivamente consuma.

Riscaldamento condominiale: come vengono calcolati gli importi da pagare

Innanzitutto, le modalità di ripartizione delle spese condominiali di riscaldamento sono stabilite dal Codice Civile. In particolare, si tiene conto dei millesimi di proprietà. Non solo, dal 2017 (a seguito della messa in atto del cosiddetto Protocollo 20-20-20) è entrato in vigore l’obbligo della contabilizzazione del calore prodotto dai termosifoni. In pratica, ogni condomino deve installare uno speciale dispositivo che segna il reale consumo, permettendo così di distribuire equamente le spese tramite conguaglio annuale.

Può capitare però che, nonostante l’obbligo, il condominio non si sia ancora adeguato alla normativa. Oppure che un inquilino non si trovi bene con gli orari di accensione o spegnimento del riscaldamento. Di fatto va a pagare per un servizio non goduto. In altri casi un condomino può anche ritrovarsi a pagare una parte di insoluti di altri inquilini. Ecco che viene voglia di “staccare la spina” e installare un impianto autonomo. Ma si può fare? E soprattutto, conviene? Andiamo a scoprirlo.

Quando è possibile il distacco dal riscaldamento del condominio

Nonostante la volontà di chiudere le valvole e cominciare a pagare il riscaldamento per conto proprio, non sempre è possibile. Così come i pagamenti sono normati dal Codice Civile, anche per il distacco bisogna rifarsi ad un determinato articolo. Più precisamente il 1118, che recita: “Ciascun condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini.”

Non è così immediato come si potrebbe pensare però. Il condomino che vuole intraprendere questo cambiamento deve effettuare alcuni passaggi. Prima di tutto, deve pagare un tecnico abilitato incaricato di redigere una perizia. Con questa perizia andrà a determinare a quanto ammonta lo squilibrio creato dall’unità di riscaldamento mancante. Infine, si comunica il tutto all’Assemblea condominiale, per formalizzare la volontà.

Quali costi implica il distacco dal riscaldamento del condominio

Anche se le condizioni tecniche lo permettono, bisogna valutare attentamente il costo di un’operazione del genere. Distaccarsi dal riscaldamento condominiale può non rivelarsi così conveniente. Infatti, il condomino dovrà comunque pagare la quota di mantenimento dell’impianto esistente e, in più, sobbarcarsi tutte le spese per installare il nuovo sistema e ovviamente cominciare a pagare le sue nuove bollette.

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