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Economia e Finanza

Frenano le Borse europee, decisive le prossime scelte che potrebbero mettere in crisi il rendimento dei portafogli

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Per la prima volta negli ultimi 60 anni l’inflazione ha superato la somma del rendimento di azionario e dei titoli di Stato a 10 anni USA.

I prossimi mesi saranno quelli in cui verranno prese le scelte più difficili da parte dei governi e delle autorità finanziarie.

L’Unione europea deve decidere se farsi coinvolgere pienamente dalla guerra in Ucraina. In questo senso può dare pienezza all’embargo commerciale o decidere di avere raggiunto il limite massimo di rischio. Prima di ciò i capi di Stato devono capire chi sarà il leader che guiderà la politica estera europea al fianco della Germania. Il 25 aprile sarà decisivo per conoscere il vincitore delle elezioni in Francia e di conseguenza la posizione del Paese nei confronti della Russia.

Bruxelles deve tenere conto degli effetti delle sanzioni sulle ricadute economiche e sul prezzo dell’energia. Questi elementi si scontano in termini di costi politici che possono ribaltare le iniziative di uno dei Paesi più importanti dell’Unione e limitare fortemente l’efficacia della politica del blocco.

Le scelte dei prossimi mesi saranno decisive: ecco cosa mostra un grafico di Bloomberg

Questo è il contesto in cui Bloomberg con un grafico segnala come ci sia davvero molto poco di cui crogiolarsi. I rendimenti azionari e quelli decennali dei titoli di Stato USA sono inferiori al tasso d’inflazione.

In effetti, l’earning yield (E/P) dell’indice S&P 500 attualmente è del 4,45%. Ciò significa che i prezzi delle azioni scontano l’aumento dei prezzi e sono circa 22,5 volte più alti degli utili maturati. Qualcosa di analogo accade con il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni che in termini reali risulta negativo di quasi il 6%.

Se poco prima della pandemia negli USA l’inflazione era intorno al 2,5% quella di marzo si attesta al 8,5%. Solo il mese scorso Jerome Powell ha iniziato ad alzare i tassi d’interesse dello 0,25%. A maggio, lo farà probabilmente per lo 0,5%, portando il costo del denaro ancora all’1%. Si ipotizzano tassi di interesse fino al 2,75% per fine anno.

Le scelte dei prossimi mesi saranno decisive per il rendimento e l’asset allocation

Fino a oggi i rendimenti reali negativi dei titoli di Stato erano stati compensati, in parte dai rendimenti azionari oggi gli investitori preferiscono attendere tempi migliori con ricadute sui finanziamenti di Stato e imprese. Al contempo l’inflazione rischia di colpire i profitti delle imprese, innalzandone i costi di produzione.

Azioni e obbligazioni sono oggi contemporaneamente ipercomprati e in gran parte sopravvalutati per l’assenza di alternative. Così mentre la Bce rinvia le scelte difficili a giugno, Christine Lagarde ieri ha fatto ciò che tutti si aspettavano: nessun cambio di rotta della politica monetaria. La Bce tenterà la strada della normalizzazione contando sulla capacità di rifinanziare gli squilibri degli Stati membri, di cui i rischi di rallentamento della crescita economica sono oggi sostanzialmente aumentati.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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