Tra i tanti interventi del Governo atti a tutelare famiglie e imprese manca la capacità di compensare le difficoltà di aziende come l’Ilva.
Secondo il comitato sindacale la situazione è diventata insostenibile, con gravi conseguenze economici e possibili ripercussioni sull’interno sistema manifatturiero italiano.
Mai come nell’attuale contesto internazionale si sono susseguiti problemi di natura logistica, economica e finanziaria che pesano in particolare sulle acciaierie. La riduzione degli approvvigionamenti e l’incremento contestuale del prezzo delle materie prime hanno ridotto ampiamente i margini di profitto dell’Ilva.
L’azienda conta oggi circa tremila addetti diretti in cassa integrazione. A questo si aggiunge l’incremento del cemento armato turco ed europeo arrivato ai massimi dal gennaio 2021. Aumentano contestualmente anche le quotazioni di minerale di ferro e rottame. Un picco inatteso che mette una pressione importante sulla filiera italiana e in generale del sud Europa.
Anche l’orizzonte degli incrementi dei costi fissi non da sicurezza alla pianificazione della produzione. L’incertezza domina lo scenario attuale e sono ancora in dubbio le alternative per l’approvvigionamento di gas Russo e di altre materie prime e di semilavorati. Tra queste Russia e Ucraina erano esportatrici di bramme, billette, ghisa, preridotto, ferroleghe e rottame. Tutto questo materiale verrà a mancare sul mercato europeo e in Turchia, che tra l’altro acquista rottame dall’Ue facendo concorrenza all’Italia.
Soprattutto in questo contesto l’ex Ilva ha bisogno di essere messa in condizione di produrre nelle migliori condizioni ambientali e produttive. Per questo motivo i sindacati del settore Fim, Fiom e Uilm Nazionali, chiedono in un comunicato congiunto diversi interventi strutturali. Questi comprendono un piano urgente di manutenzione degli impianti, un piano di investimenti e uno industriale, sulla base dell’accordo del 2018 sottoscritto in sede istituzionale.
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