Il premier Mario Draghi non ritiene che l’Italia possa finire quest’anno in recessione. Tuttavia la Bce è chiamata a intervenire per ridurre l’impatto delle incertezze economiche sui tassi di interesse di Btp e mutui.
Il nostro paese è ora molto attivo nel diminuire la dipendenza dal gas russo e per ridurre l’impatto del caro energia sull’inflazione.
È necessario che in Europa si ristabilisca un nuovo assetto commerciale idoneo ai mutamenti nei rapporti diplomatici; nonostante gli sforzi infatti le società europee potranno continuare a pagare in rubli per le forniture di gas di Gazprom.
Draghi ha spiegato che la Germania “ha già pagato in rubli e la maggior parte degli importatori di gas hanno già aperto conti in rubli”. Tutto sembra quindi concorrere alla diminuzione sulla pressione che i mercati e gli investitori riversano indirettamente sul debito pubblico italiano, attraverso il mercato dei titoli di Stato.
Una serie di indicatori continua a far presagire un prossimo intervento della BCE su Quantiative Easing e tassi di interesse. In quest’ottica è necessario fare in modo che l’economia, soprattutto dei paesi più fragili come l’Italia, abbia sufficienti margini di manovra in termini economici per ammortizzarne gli effetti sul breve termine.
Fra l’estate e la fine dell’anno e più probabilmente a luglio, la Bce interverrà su tassi di interesse e fine del programma di acquisti di obbligazioni e asset. Ma quali sono i segnali che il mercato continua ad offrirci? Il BTP decennale ha ormai superato la soglia del 3% per la prima volta da ottobre 2018, allineandosi alla generale risalita dei rendimenti dei titoli obbligazionari. Per questo motivo aumenta lo spread con il titolo decennale tedesco. Arrivando attorno ai 200 punti ha incorporando così un maggior premio per il rischio rispetto ai titoli di pari scadenza tedeschi.
L’altro indicatore è arrivato da Bankitalia, che segnala un riallineamento su valori più alti dei tassi su prestiti e sui mutui. I tassi fissi sui mutui sono tornati sopra il 2%, ai massimi dal mese di agosto 2019, attestandosi al 2,01% comprensivi delle spese accessorie, rispetto all’1,85% di febbraio.
Sono perciò molti i nodi da sciogliere in modo oculato e progressivo, in modo da ridurre al massimo gli effetti collaterali sulla crescita economica. Per quanto riguarda l’Italia, l’inflazione non ha ancora alimentato la crescita dei salari e può pertanto tornare nuovamente entro l’obbiettivo del 2% senza incidere in modo strutturale sui prezzi.
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