Titoli a reddito fisso: meglio sceglierli a queste condizioni

Quando i mercato finanziari diventano particolarmente volatili, così come è accaduto dall’inizio di quest’anno a oggi, molti investitori cercano asset come i titoli a reddito fisso.

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Questi sono in grado di essere remunerativi, escludendo allo stesso tempo il rischio sistemico.

Quando l’incertezza è associata a una variabile nota, come nel caso dei contagi dovuti alla pandemia, la volatilità associata all’incremento o alla diminuzione del valore degli asset quotati sono in grado di creare variazioni simultanee dato l’alto livello di correlazione a livello globale. I titoli a reddito fisso hanno quindi la capacità di ridurre il rischio, sottraendo il capitale dagli effetti diretti della volatilità come quella del comparto azionario.

Anche i titoli a reddito fisso non sono esenti da rischi e vale quindi la pena di considerarli. I titoli a reddito fisso sono degli strumenti di investimento che permettono di ricevere un rendimento futuro predeterminato al momento della sottoscrizione. Tale rendimento comprende sia gli interessi periodici, sia il rimborso del capitale che viene maggiorato in unica soluzione degli interessi maturati. Un chiaro esempio di titoli a reddito fisso sono le obbligazioni o i titoli di Stato.

Gli investitori con titoli a reddito fisso hanno la possibilità di gestire un portafoglio che ha la capacità di generare un rendimento solitamente prevedibile. Ma quali sono i rischi associati ai titoli a reddito fisso?

I rischi associati ai titoli a reddito fisso

Per questo motivo i titoli a reddito fisso sono percepiti generalmente come capaci di compensare il rischio a fronte di una variazione del profitto, concordata all’interno di un range generalmente prevedibile. Tuttavia è chiaro come questi asset hanno una remunerazione che potrebbe rivelarsi molto diversa da quella proposta dall’emittente. Ogni profitto è sempre necessariamente correlato e compensato da una percentuale di rischio, in questo caso associato al rischio di insolvenza.

Il rischio di insolvenza è la probabilità che l’emittente delle obbligazioni, che può essere un azienda privata o una nazione, possa non riuscire a compensare gli interessi dovuti all’investitore a causa del suo fallimento. Proprio come accennato, anche in questo caso la qualità dell’emittente e la probabilità che questo accada è riassunto nel suo rating, più alto è il rating e più basso è il rendimento del titolo e viceversa.

Il rischio di insolvenza molto più frequente nel caso delle società private, è anche noto per le nazioni anche come default. Ciò può verificarsi anche nel caso degli Stati, come avvenne durante la crisi del debito sovrano dell’Eurozona. La Grecia si è resa inadempiente tre volte in quattro anni, causando perdite economiche sia a privati che a istituzioni come il Fondo monetario internazionale. Gli aumenti dei rendimenti sui titoli di debito aziendali e nazionali, riflettono generalmente un aggravarsi della situazione economica, relativa al contesto internazionale o a quello patrimoniale delle singole aziende.

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Il rischio di inflazione

Dato che i titoli reddito fisso pagano degli interessi prestabiliti essi solitamente non sono compensati dall’aumento o dalla diminuzione dell’inflazione. La variazione del prezzo di alcuni beni e servizi, che può essere fonte di guadagno sul mercato azionario, si rivela in questo caso fonte di rischio. Questo è dato l’incapacità degli interessi e del rendimento di compensare la diminuzione del potere d’acquisto. Solitamente i titoli a reddito fisso sono sottoscritti con un ottica di investimento della durata pluriennale. Il rischio di inflazione considerato sul lungo termine può causare nell’arco di un decennio la perdita del 20% del rendimento finale. Questo considerando il 2% come l’obbiettivo della BCE ma anche della FED nonché la media storica dell’Eurozona.

L’inflazione non è l’unica variabile in grado erodere lentamente il capitale. Esiste infatti il rischio di reinvestimento, che si presenta quando l’investitore si trova in un contesto generalizzato di cali dei tassi di interesse. Alla scadenza del titolo l’investitore potrebbe non trovare uno strumento di qualità paragonabile, finendo per cercare gli stessi rendimenti assumendosi rischi maggiori.

Il rischio di aumento dei tassi d’interesse

Abbiamo poi il rischio dovuto all’aumento del tasso d’interesse. Un aumento generalizzato dei tassi d’interesse può fare scendere il prezzo dei titoli a reddito fisso in portafoglio. I prezzi delle obbligazioni infatti si muovono nella direzione opposta a quella dei tassi di interesse. Il motivo è semplicemente dovuto alle dinamiche di domanda e offerta. Un investitore cercherà titoli di nuova emissione che abbiano interessi elevati, preferendoli a quelli già in portafoglio. Questi potrebbero infatti essere venduti determinando un abbassamento del prezzo. Tanto più lunga sarà la duration, ovvero il periodo di tempo necessario affinché l’investimento dei titoli a reddito fisso compensino l’investimento, maggiore sarà il rischio potenziale.

Per evitare tutti questi rischi è necessario essere disponibili a una maggiore movimentazione del portafoglio, accettando scadenze più brevi. In questo è possibile prevenire in parte le fluttuazioni dei tassi interesse e del prezzo del titolo. La volatilità del portafoglio può essere compensata dalla diversificazione.Bisogna fare attenzione soprattutto alle correlazioni esistenti tra le obbligazioni societarie e il comparto economico nel quale queste realtà hanno il loro principale giro d’affari.

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