Valuta il tuo investimento prima di perdere i soldi: ecco come fare

Se l’asset sul quale vogliamo investire è quotato sul mercato azionario, l’azienda in grado di attrarre il nostro capitale, deve avere caratteristiche tali da riuscire a valorizzarlo nel tempo.

azioni e titoli usa

Quando vogliamo affidare al mercato azionario una parte del nostro capitale, cerchiamo quelle variabili che possano garantirci nel lungo termine profittabilità e successo finanziario.

Il miglior modo per osservare queste caratteristiche è prendere in considerazione i rapporti finanziari dell’azienda, rilasciati pubblicamente di solito sul sito ufficiale, che danno atto del suo rendimento in maniera periodica, in modo tale da garantire agli investitori un modo oggettivo per valutare il valore delle sue azioni e l’opportunità di acquistarle in base alle sue quotazioni, confrontando le sue performance finanziarie attuali con quelle passate. Questo consente anche a chi vuole investire sul lungo termine di conoscere le caratteristiche del business a cui vuole partecipare.

Cosa contiene un rendiconto finanziario?

Un rendiconto finanziario mette in elenco tutte le voci che rappresentano una conoscenza indispensabile per poter valutare criticamente la capacità della società di far fronte gli impegni finanziari, sul medio e breve termine, nonché i flussi di capitali che è in grado di generare.

Oltre a questa prima serie di informazioni, è utile considerare come le disponibilità liquide dell’azienda vengano  impiegate al fine di poter continuare ad autofinanziarsi e in generale quale sia la qualità della loro gestione reddituale, con queste variabili, in qualità di investitori, siamo in grado di capire quali sono le azioni migliori che l’azienda dovrebbe intraprendere al fine di poter mantenere il suo vantaggio competitivo.

Come valutare il rendiconto finanziario?

Per poter valutare un rendiconto finanziario è possibile stabilire un termine di paragone, effettuando un confronto tra gli ultimi rendiconti rilasciati dall’azienda, così da osservare la tendenza della sua performance finanziaria, oppure tra rendiconti di aziende diverse che abbiano però le medesime caratteristiche patrimoniali e che siano in grado di operare sotto la stessa legislazione o in generale poter competere equamente.

Un modo pratico per ottenere un confronto senza necessariamente conoscere tutte le singole voci è comparare i livelli di debito, la grandezza dell’inventario e la variazione del profitto. Cambiamenti molto rilevanti in queste tre aree nel corso degli anni, possono indicare la presenza e la possibilità futura di una gestione scorretta, oppure la possibilità che ci possano essere importanti cambiamenti nella variazione dei livelli della domanda per i prodotti o servizi offerti.

Un’altra considerazione importante per valutare la resilienza agli imprevisti e ai cicli economici sfavorevoli dell’azienda, è valutare quanto la sua liquidità possa garantirle nel tempo di continuare la sua attività imprenditoriale.

Cosa può causare variazioni nella liquidità di un’azienda

Le variabili che sono in grado di influire maggiormente nella capacità dell’azienda di mantenere liquidità sufficiente, al fine di potersi rifinanziare e mantenere costante il suo livello produttivo, sono relative alle sue attività di investimento e ai flussi finanziari relativi ai suoi finanziamenti.

Per quanto riguarda gli investimenti, le attività in grado di influire sulla liquidità possono essere; acquisti o vendite di immobili, a prescindere dalla loro immediata inspiegabilità ai fini produttivi, vendite o acquisti di valori immateriali come ad esempio i brevetti, i marchi, le concessioni su diritti d’autore.

Mentre per quanto riguarda le attività di finanziamento le attività in grado di influire possono essere: le cessioni o le partecipazioni alle imprese, l’emissione di crediti derivanti da obbligazioni o dalle quote azionarie.

In relazione alla capacità dell’azienda di gestire i suoi flussi finanziari e dal risultato finale sulla liquidità disponibile, è possibile constatare quando efficaci siano state le sue scelte di investimento e la sua capacità di garantire i propri finanziamenti, in relazione alla sua capacità di continuare a presentarsi in modo credibile agli occhi degli investitori.

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I dividenti azionari

Quando si sceglie un investimento sul mercato azionario, si considera spesso come variabile utile la possibilità di percepire il dividendo, tuttavia se considerato in termini assoluti, rappresenta solo un vantaggio dal punto di visto speculativo. Esso infatti non rappresenta una variabile associabile alla qualità e al valore dell’attività economica dell’azienda, ed è inoltre indice di un costo da sostenere in termini di redistribuzione di una parte del suo rendimento netto, che non viene in questo modo reinvestito.

Esistono variabili più raffinate quando si prendono in considerazione i dividenti azionari, queste fanno riferimenti a parametri che ogni investitore che analizza i rapporti finanziari dell’azienda considera per operare la sua scelta di investimento.

Earnings per share (EPS)

Questo dato indica la salute finanziaria dell’azienda, espressa in termini di capitale disponibile in base ai ricavi netti, in relazione alla quantità di azioni emesse e detenute dagli investitori, sulle quali viene pagato l’eventuale dividendo.

Mettendo in relazione il dato EPS delle aziende quotate, operanti nello stesso settore e confrontandolo anche in base al prezzo delle loro azioni, è possibile assegnare un valore alle loro quotazioni e stabilire se sono scambiate a un prezzo equo, oppure sono sotto prezzate, costituendo un’opportunità di acquisto o al contrario un’opportunità di vendita.

Le variabili di rendimento: ROI e ROA

Le variabili di rendimento o di redditività sono misurazioni atte a constatare la capacità dell’azienda di generare profitti, in base alle variabili dovute al costo opportunità. In questo modo è possibile valutare la capacita dell’azienda di mantenere una stabilità finanziaria e una eventuale crescita della sua quota di mercato

ROI, Return on investment

ROI, Return on investment, misura la profittabilità di un investimento in relazione alla sua capacità di generare rendimenti al netto del capitale investito.

Per calcolare il ROI bisogna sottrarre il costo dell’investimento dal profitto ottenuto e dividere il risultato per il costo dell’investimento. La cifra ottenuta può essere espressa in termini percentuali moltiplicando il risultato per 100

ROI = (Profitto netto / costo dell’investimento)*100

Per esempio, assumendo di avere investito 1000 euro e avere avuto un ritorno di 1250 euro il ROI sarà

ROI = ([1250 – 1000]/ 1000)*100 = 25%

Uno dei difetti del ROI è che il suo risultato non prende in considerazione il tempo, infatti ad esempio dovendo scegliere tra due investimenti, il primo con ROI del 10% e il secondo con un ROI del 30% saremmo naturalmente indotti a scegliere il secondo, senza considerare per esempio che il primo possa essere stato generato nell’arco di due mesi mentre l’altro nell’arco di un anno, valendo quindi rispettivamente il 5% e il  2,5%.

Un uso più complesso del ROI, inserendo la variabile temporale, può essere ad esempio:

Un’azienda tipografica vuole stabilire il tempo necessario affinché i costi iniziali di un nuovo macchinario siano coperti dai rendimenti dell’acquisto delle stampe ottenute, considerando un rendimento mensile di 400 euro al mese.

ROI = ([400 – 5000]/ 5000)*100 = -92%

100/(100-ROI)=12,5 mesi

A questo punto l’azienda conoscerà i tempi necessari affinché il suo investimento cominci a generare un rendimento positivo.

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Le variabili di rendimento: ROA, Return on asset

La variabile più immediata quando si vuole valutare un’azienda è considerare il suo margine di profitto, questo indica l’abilità della società di convertire le vendite dei suoi prodotti in profitti, al netto di tutti i costi sostenuti.

ROA Return on assets, misura l’efficienza di un’azienda nel trarre profitto dal prodotto finale, al netto di tutte le spese sostenute per metterlo sul mercato.

Il ROA è misurato come l’ammontare totale del profitto netto, ottenuto su ogni euro guadagnato. Quando nei rapporti finanziari dell’azienda il dato cresce nel corso del tempo al netto di tutte le altre variabili, significa che essa massimizza in modo sempre più efficiente il suo processo produttivo e i suoi investimenti.

Margine di profitto = (profitto netto/ricavi totali)*100

Il profitto netto a sua volta è calcolato sottraendo dai ricavi totali tutte le spese e i costi di produzione come ad esempio, il costo delle materie prime, della manodopera, la pubblicità, le spese per la distribuzione del prodotto, le tasse, che l’azienda ha dovuto sostenere per ottenere il suo ricavo dal prodotto finito.

Il risultato così ottenuto è un valore espresso in termini percentuali. Per esempio, con un ricavo pari a 3.350.000 euro e un profitto netto di 1.000.000 il margine di profitto sarà uguale

Margine di profitto= (1.000.000/3.350.000)*100 = 29,85%

Questo significa che per ogni euro ricavato dalle vendite c’è un margine di profitto di 0,29 euro, circa 30 centesimi.

Il vantaggio di conoscere il margine di profitto di un’attività economica, è quello di poter valutare la capacità di una società o un’azienda, di ottenere e massimizzare nel tempo il rendimento ottenuto dal prodotto finito, questo dato in rapportato alle sue variazioni rispetto ai valori precedenti, ci consente di osservare come l’azienda riesce a gestire la sua catena di approvvigionamento, nonché tutto il processo con il quale il prodotto arriva al consumatore finale.

Di conseguenza la sua capacità di mantenersi competitiva anche nei momenti di crisi dovuti ad esempio a un calo della domanda, all’aumento del costo dell’energia o delle materie prime, o ancora a leggi che impongono limiti o standard qualitativi in grado di incidere sui costi finali.

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