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Economia e Finanza

La crisi economica italiana cambierà la politica europea?

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Il governo italiano ha speso più di 130 miliardi di euro in misure atte a sostenere i mancati introiti e lo stato sociale, per un costo che è salito nell’ultimo periodo a circa 10 miliardi di euro al mese. 

La recente crisi dovuta al blocco di produzione e servizi, è stata compensata dall’Italia con un indebitamento che tuttavia non sarà sufficiente per tornare in tempi rapidi a livelli precedenti la crisi. Il credito di cui l’Italia si è servita al fine di risanare la sua economia crollata del 8,9% del PIL nel 2019 e del 9,5% nel 2020, porterà inevitabilmente a cambiamenti nelle relazioni tra l’Italia e il resto d’Europa, che si trova ora più che mai legata inestricabilmente ai destini finanziari dell’Italia.

Secondo le proiezioni della Banca d’Italia, quest’anno il PIL reale crescerà del 3,5% quasi la metà rispetto alle stime fatte dal Governo.

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Nel 2021 debito pubblico italiano oltre i 2700 miliardi

Il debito pubblico italiano nel 2019 era pari a 2140 miliardi di euro, nel 2020 è salito invece a 2569 miliardi. Quest’anno si prospetta un’ulteriore crescita della tendenza di indebitamento con un debito di circa 2745 miliardi. Tuttavia sono proprio le istituzioni europee che facendosi da garanti, assorbirebbero quasi la metà del fabbisogno di finanziamento lordo dell’Italia, rappresentato da deficit e titoli in scadenza pari a 539 miliardi, il cui creditore maggiore è la BCE che fornirebbe una quota di credito pari quasi 43% del totale.

La pandemia sta facendo emergere sempre più l’interdipendenza dei paesi europei e con essa le lacune dell’integrazione economica, fiscale e legislativa dell’Unione Europea. Con il patto di stabilità che dovrà essere ripristinato prima del 2023 e i conti italiani probabilmente ancora molto lontani dall’essere in grado di rispettarlo, si potrebbero avere conseguenze dirette sulle regole europee che disciplinano i conti pubblici. Solo un loro ripensamento, alla luce di una cessione di sovranità a favore di un progetto politico europeo, potrebbe portare entro pochi anni l’Europa a diventare più simile a una nazione che a un’alleanza internazionale.

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BCE e la questione della cancellazione del debito

Naturalmente le possibilità per dare nuovo slancio al progetto europeo non potrebbero fare leva né sulla cancellazione del debito né su una sua posticipazione infinita. La Banca Centrale Europea, che di fatto ha già messo in atto in modo indiretto una simile politica con il PEPP (il piano di acquisto di titoli atto a fronteggiare la pandemia), apparirebbe agli occhi degli investitori come il precedente in grado di scatenare una remissione generale dei crediti a loro dovuti, interpretando questo come un default sul debito pubblico italiano ma anche europeo. Un titolo di credito che non può essere mai incassato è a tutti gli effetti carta straccia. Secondo le stime, quest’anno il PIL dell’Unione Europea chiuderà in calo dello 0,4% rispetto al primo trimestre dell’anno di riferimento, salendo dell’1,5% nel secondo e del 2,2% nel terzo.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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