Anticipo TFR in busta paga: non sempre conviene, ma in pochi lo sanno

I lavoratori dipendenti possono chiedere un anticipo TFR in busta paga al datore di lavoro per determinati motivi previsti dalla legge. Ma conviene davvero? Scopriamolo

Anticipo TFR in busta paga non sempre conviene, ma in pochi lo sanno
Anticipo TFR in busta paga non sempre conviene, ma in pochi lo sanno

I CCNL regolano l’anticipo TFR ai lavoratori indipendenti se si presentano determinati motivi e se hanno una determinata anzianità di servizio. Si tratta di un’agevolazione per i lavoratori che devono sostenere spese improvvise. Inoltre, la richiesta al datore di lavoro deve essere opportunamente motivata, il datore di lavoro a sua volta può anche negare la richiesta del lavoratore con giustificate motivazioni. Analizziamo quando il lavoratore può fare richiesta dell’anticipo TFR (trattamento di fine rapporto).

Anticipo TFR in busta paga non sempre conviene, ma in pochi lo sanno

L’anticipo del TFR in busta paga è previsto solo per i lavoratori del settore privato. I dipendenti del settore pubblico possono ricevere l’anticipo del TFS sono quando accedono al pensionamento tramite un finanziamento bancario a garanzia statale. Calcolo del TFS, quanto spetta di buonuscita e tutte le voci considerate

Il trattamento di fine rapporto può essere chiesto anticipatamente se subentrano determinati circostanze, inoltre il lavoratore deve avere una determinata anzianità di servizio. Nello specifico, il lavoratore deve:

a) maturato almeno otto anni di anzianità lavorativa;

b) deve sostenere spese che danno diritto all’anticipo, ad esempio: spese sanitarie, interventi specifici o terapie; acquisto prima casa per se o per i figli; spese per ristrutturazione o congedi per astensione facoltativa di maternità.

L’importo che il dipendente privato può chiedere come anticipo di TFR se ha maturato, presso lo stesso datore di lavoro per otto anni di servizio. Inoltre, non può essere chiesta una somma superiore al 70% del trattamento di fine rapporto maturato. Da considerare anche che l’azienda non è tenuta ad accettare tutte le domande di anticipo TFR pervenute dai lavoratori. La legge prevede dei limiti, in particolare, il datore di lavoro annualmente può soddisfare le richieste dei lavoratori nel limite del 10% degli aventi diritto e comunque, il 4% del numero totale dei dipendenti.

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Le spese che danno diritto all’anticipo

L’anticipo del TFR può essere richiesto solo se finalizzato alle seguenti spese documentate:

a) spese sanitarie improvvise per interventi straordinari o terapie che sono riconosciute dalle autorità pubbliche, nella misura del 70% del TFR accantonato;

b) acquisto della prima casa sia per se stessi o per i figli, in questo caso bisogna dimostrare l’acquisto con atto notarile, nella misura del 70% del TFR accantonato;

c) ulteriori motivazioni personali se previste nel CCNL, nella misura massima del 30% dell’importo del TFR maturato.

Ricordiamo che l’anticipo del TFR può essere richiesto solo una volta nel corso del rapporto di lavoro e il valore concesso e detratto dal trattamento di fine rapporto accantonato in azienda. Ogni contratto collettivo di lavoro in base al settore di categoria, può prevedere condizioni più favorevoli per l’anticipo TFR.

Conviene chiedere l’anticipo del TFR?

È conveniente la possibilità di chiedere dei soldi al datore di lavoro come anticipo del trattamento di fine rapporto, ma bisogna sottolineare che sulla somma anticipata in busta paga, sotto l’aspetto fiscale subisce la tassazione separata. In questo caso, l’anticipo può  risultare più conveniente per i redditi bassi. Infatti, facendo due calcoli, sui redditi fino a  15.000 euro si applica un’aliquota IRPEF del 23% che è l’aliquota del primo scaglione. L’anticipo TFR a tassazione separata è sempre tassato al 23%, per cui i redditi entro i 15.000 euro non perdono nulla.

Viceversa sui redditi più alti, la tassazione separata sull’anticipo del trattamento di fine rapporto può diventare uno svantaggio a livello imposte da pagare.

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