Ikea aumenta ancora le sue vendite. Grazie al riciclo.

Ikea è una delle poche aziende multinazionali estremamente popolari a non essere mai stata quotata in borsa. Il profitto del 2020, 36 miliardi di euro, potrebbe giustificare la scelta di mantenere l’azienda completamente nelle mani del suo proprietario che non sembra per ora avere necessità di finanziarsi.

Negozio Ikea

Con i suoi 445 negozi in tutto il mondo l’azienda svedese ha saputo crescere nel tempo, sfruttando quelli che sono alcuni principi del neuromarketing. Se è vero che gran parte delle decisioni di investimento sono prese sulla base di elementi non razionali, con questo principio Ikea è riuscita a modificare l’acquisto dei complementi d’arredo in una esperienza che mira alla dimensione inconsapevole e istintiva del consumatore.

Ikea non punta all’unicità dei suoi prodotti ma propone elementi d’arredo che si differenziano per l’accessibilità del prezzo e la possibilità di modificarne l’aspetto a seconda della scelta del cliente, tali che questi sono in grado di agganciare elementi emotivi che rimangono impressi come esperienze positive e memorabili. Quasi ogni oggetto di Ikea è passibile di personalizzazione, riadattamento delle dimensioni, e viene riproposto con nuovi elementi anche riprendendo idee di design riproposte a prezzi accessibili a un pubblico più ampio.

“Ikea hacks”: l’arredamento tra economia ed ecologismo

La stessa Ikea si impegna a ridisegnare parti dei pezzi di arredamento che sono fuori produzione, al fine di generare una forma di riciclo creativo. Se nel 1950 l’arredamento di una casa poteva essere un investimento che veniva trasmesso ai propri figli, oggi in media questi durano dai 6 ai 15 anni, con la tendenza a rinnovare gli arredi, che almeno negli Stati Uniti è raddoppiata negli ultimi dieci anni.

Ikea utilizza da sola 1% della fornitura di legno a livello globale e per questo ha fatto del riciclo creativo una politica atta incentivare non solo la diminuzione dell’impatto ecologico dei suoi prodotti, ma anche a costituire una tendenza. Inizialmente osteggiata ma in seguito promossa dati gli incentivi realizzati sul piano pubblicitario, in grado di amplificare il supporto e la creazione di comunità online, che si scambiano nuove idee per riprogettare gli arredamenti. Ricombinando o sostituendo le parti tra loro, creano così nuovi oggetti d’arredamento, socializzano l’esperienza che diviene una parte dell’identità del consumatore.

Raggruppati sotto l’etichetta “Ikea hacks”, in quasi tutti i social network, TikTok, Instagram, Facebook, Youtube, esistono gruppi impegnati a scambiarsi idee per riprogettare e modificare i mobili Ikea, aumentando il senso di appartenenza al brand che prende connotati ecologisti e si allinea perfettamente alle tendenze in atto, con i consumatori che si aspettano un aumento della sensibilità dell’azienda nei riguardi dell’impatto ambientale dei prodotti. Tutto questo è in linea con i sondaggi sui consumatori USA che sono disposti a spendere almeno il 20% in più su un prodotto che viene valutato come ecologico.

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Il programma di riacquisto dei mobili usati Ikea

A questo proposito anche Ikea ha annunciato a maggio l’inizio del suo programma di riacquisizione dai propri clienti dei mobili usati, che verranno rivenduti o riciclati e valutati, a seconda delle condizioni, dal 50 al 30% del valore originale. In molte nazioni del mondo più del 50% della popolazione ha almeno un articolo d’arredamento acquistato da Ikea, con il picco che è raggiunto nel nord Europa e naturalmente in Svezia, qui il 90% degli abitanti ha almeno un pezzo di arredamento della prestigiosa multinazionale. Al fine di adeguarsi agli standard ecologici e raggiungere l’annullamento delle emissioni inquinanti delle sue attività economiche entro il 2035, l’iniziativa annunciata a novembre e posticipata a causa della pandemia è ora disponibile in 26 paesi nel mondo.

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