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Aumentare l’assegno pensione si può da subito con la neutralizzazione dei contributi penalizzanti: la domanda da presentare all’INPS

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C’è un modo poco conosciuto, ma legittimo e legale, per migliorare l’importo della propria pensione anche dopo essere andati in pensione. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha aperto uno spiraglio importante per moltissimi pensionati, che ora potrebbero ottenere un aumento dell’assegno mensile. Nessuna magia, nessuna truffa: solo un diritto da far valere. Le conseguenze possono essere significative, anche per chi ha lavorato duramente ma ha avuto anni difficili. E non serve tornare a lavorare per ottenere di più ogni mese. Basta saperlo e fare domanda.

Molte persone arrivano alla pensione con aspettative alte e si trovano poi con un assegno mensile che non rispecchia affatto quanto versato in anni di contributi. Succede spesso per chi ha avuto periodi di disoccupazione, contratti part-time o stipendi ridotti negli ultimi anni di lavoro. Queste fasi difficili possono influenzare pesantemente il calcolo della pensione, abbassandone l’importo in modo ingiusto.

Aumentare l’assegno pensione si può da subito con la neutralizzazione dei contributi penalizzanti: la domanda da presentare all’INPS

Eppure, qualcosa si sta muovendo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha riacceso i riflettori su un principio poco noto ma importante: la possibilità di chiedere il ricalcolo della pensione neutralizzando i periodi più sfavorevoli. Una via concreta per ottenere un assegno più equo, senza tornare indietro nel tempo, ma semplicemente facendo valere un proprio diritto.

Neutralizzare i periodi penalizzanti: un diritto poco conosciuto

Con la sentenza n. 30803 del 2024, la Corte di Cassazione ha riaffermato il principio secondo cui è possibile chiedere la neutralizzazione dei periodi con retribuzioni basse nel calcolo della pensione INPS. Questo significa che si possono escludere dal conteggio quei momenti in cui lo stipendio è stato inferiore, per esempio a causa di disoccupazione, aspettativa non retribuita o contratti poco favorevoli.

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Per fare un esempio, un lavoratore andato in pensione anticipata con 43 anni di contributi, che negli ultimi anni ha percepito stipendi più bassi, una volta raggiunti i 67 anni può chiedere la riliquidazione della pensione, chiedendo che quei periodi non vengano presi in considerazione. La condizione essenziale è che i contributi di quei periodi non siano necessari per raggiungere il requisito minimo contributivo.

La legge prevede che per la pensione di vecchiaia siano sufficienti 20 anni di contributi. Se il totale è superiore e i periodi sfavorevoli non sono indispensabili, è possibile escluderli dal calcolo, ottenendo un assegno mensile più alto. Per la pensione anticipata, invece, restano fissi i requisiti di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. In questi casi, la neutralizzazione si applica solo dopo il raggiungimento dell’età pensionabile.

Come chiedere il ricalcolo e ottenere un assegno più alto

Chi ha raggiunto i 67 anni può rivolgersi all’INPS per chiedere il ricalcolo della pensione. La procedura prevede la presentazione di una domanda di ricostituzione. Nella richiesta deve essere indicata la volontà di applicare la neutralizzazione dei periodi contributivi penalizzanti. Il tutto può essere fatto online, attraverso il portale INPS con SPID, oppure tramite un patronato, che può offrire assistenza.

Alla domanda è necessario allegare i documenti che provano l’effettiva presenza di periodi lavorativi con retribuzioni ridotte, come buste paga, attestazioni NASpI, certificazioni dell’azienda o altri documenti simili. L’INPS esaminerà la documentazione e, se tutto risulta corretto, procederà con il ricalcolo dell’assegno.

Un aspetto importante riguarda gli arretrati. Se la nuova pensione risulta più alta, è possibile ricevere anche gli importi non versati nei cinque anni precedenti alla domanda, ma non oltre, a causa dei limiti della prescrizione. Questo dettaglio rende urgente la presentazione della domanda, per non perdere eventuali somme arretrate.

La possibilità di correggere il calcolo dell’assegno pensionistico rappresenta una vera occasione per molti pensionati. Avere avuto una carriera lavorativa discontinua o caratterizzata da fasi difficili non dovrebbe tradursi in una penalizzazione economica permanente. La neutralizzazione consente di restituire equilibrio al sistema e giustizia alle persone.

Gerardo Marciano

Laureato in Giurisprudenza con indirizzo economico, ha ricevuto un Premio Internazionale alla Carriera conferito dal Senato Accademico della Facoltà di Scienze Aziendali e Sociali di ISFOA. Collabora e scrive articoli su tematiche finanziarie per numerose riviste nazionali e internazionali. È autore e coautore di oltre 40 eBook dedicati alla storia dei mercati e all’analisi statistica delle loro serie storiche. Negli anni ha partecipato, in qualità di esperto di storia dei mercati e statistica, ai principali eventi nazionali nel settore del trading e degli investimenti. È stato ospite di canali televisivi come Class CNBC, Le Fonti TV, Finanza Now, Money TV, e le sue opinioni sono state riprese da testate nazionali e internazionali, tra cui Avvenire, Il Sole 24 Ore, Alliance News e MF Dow Jones. Ha inoltre partecipato a trasmissioni radiofoniche in Italia e all’estero. È stato Amministratore Delegato e proprietario di Proiezionidiborsa.it fino al novembre 2023, un sito che, secondo i dati di Alexa, per diversi mesi è stato tra i primi posti nella classifica dei siti italiani più letti.

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