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Borsa e Mercati

La sfida per Lagarde e per la Bce: ecco perchè la banca centrale deve mantenere ciò che ha promesso

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Sylvain Broyer, capoeconomista europeo di S&P Global Ratings, ritiene che la BCE attenderà ancora prima di dare un segnale netto ai mercati in termini di politica monetaria.

25 punti base possono essere il massimo che la BCE può permettersi anche alla luce delle nuove turbolenze politiche dell’Italia.

Alcuni Paesi come Germania, Austria, Finlandia vorrebbero un incremento dei tassi d’interesse già di 50 punti base. L’Ue deve prendere altro tempo; nel complesso, il rischio è quello di disattendere le aspettative del mercato riguardo al nuovo piano.

Al momento per quanto riguarda i tassi, quindi ci si aspetta una tabella di marcia con un rialzo di 25 punti base per questo mese e un altro di 50 punti a settembre. Al momento non sembra possibile poter intervenire in modo più incisivo; il motivo è duplice: È necessario avere il tempo di poter osservare gli effetti su un’economia ricca di turbolenze e quindi difficilmente governabile. La seconda ragione è che se la Bce andasse oltre quanto già promesso, questo varrebbe come un segno di panico.

Politica monetaria e scudo anti frammentazione, ma al momento i Btp non preoccupano

La nuova politica monetaria della Bce prevede anche l’introduzione di uno scudo anti frammentazione. Su questo fronte l’aspettativa non è tanto una decisione finale quanto più indicazioni chiare sul meccanismo e sui tempi entro cui verrà istituito.

Ciò che sembra chiaro già ora è che con esso non si interverrà sullo spread per le incertezze dovute a motivi politici. Oltre che deresponsabilizzante sarebbe anche tecnicamente molto difficile da gestire e solleverebbe dubbi da un punto di vista normativo.

Al momento anche i titoli di Stato italiani rimangono entro spread contenuti. È comune che gli spread sulle obbligazioni governative europee si allarghino nei periodi di mercato ribassista. Al momento le prove di forza sulla tenuta dei conti pubblici sono state numerose e sono state superate senza eccessivi clamori sul fronte dei rendimenti. Certamente questi sono saliti a livelli record, ma una serie di fattori li ha resi non troppo lontani dagli aumenti relativi dei Bund tedeschi.

Il nostro Paese rimane una delle sfide più importanti per i prossimi tempi

Per il momento gli investitori sul mercato obbligazionario preferiscono attendere il risvolto finale di questa settimana. I BTP si mantengono intorno ai 215 punti base, considerando anche che la Bce ha in portafoglio oltre 700 miliardi di euro di obbligazioni italiane. Il nostro Paese rimane una delle sfide più importanti per i prossimi tempi e per l’assetto dell’Ue. L’aspettativa al momento è che l’economia italiana subisca un forte rallentamento della crescita l’anno prossimo: il PIL è aumentato di circa il 2,8% quest’anno, ma crescerà solo dell’1,9% nel 2023.

La sfida per Lagarde e per la Bce invece è data dal il tipo di dinamiche dei prezzi, oggi diventate ampiamente indipendenti dalle azioni della banca centrale. Uno scenario possibile è quello in cui la Bce aumenta i tassi senza effetti sul calo dell’inflazione. Oppure al contrario, magari anche a causa della crisi energetica, la Bce aumenta i tassi meno di altre banche centrali e l’inflazione scende bruscamente. Questa è la vera sfida per la credibilità della Banca centrale.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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