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BOT in calo, ma c’è un BTP senza cedola che fa meglio: il confronto che cambia tutto

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Cosa succederebbe se un titolo di Stato senza cedola riuscisse a battere in rendimento il più classico dei BOT? E se la tua strategia di investimento “prudente” ti stesse facendo perdere delle opportunità concrete?

A volte basta un numero, una percentuale, per cambiare punto di vista su strumenti che sembrano ormai scolpiti nella pietra. Il confronto tra BTP e BOT può riservare sorprese che vale la pena osservare da vicino.

BOT in calo, ma c’è un BTP senza cedola che fa meglio-trading.it

C’è un momento, in ogni investitore, in cui ci si ferma a guardare davvero i numeri. E non quelli promessi, ma quelli reali, netti, alla mano. In un panorama fatto di scelte prudenti e movimenti minimi, ogni piccolo scarto può diventare significativo. Per chi cerca rendimento senza grandi rischi, BOT e BTP a breve scadenza restano tra le prime opzioni. Ma oggi, quella che sembra la scelta più sicura, potrebbe non essere la più vantaggiosa.

Non si tratta di cambiare strategia dall’oggi al domani, ma di osservare un semplice confronto: stessa scadenza, strumenti diversi. E proprio lì emergono differenze sorprendenti.

Quando il BTP fa meglio del BOT: il confronto diretto

All’apparenza, un BTP Tf 0% Ap26 Eur non dovrebbe offrire nulla di speciale. Nessuna cedola, tasso fisso a zero. Ma è proprio il prezzo sotto la pari, (98,281) a fare la differenza. Il rendimento netto effettivo arriva a 1,92%, superando il 1,696% netto del BOT a 12 mesi emesso ad aprile 2025.

Quando il BTP fa meglio del BOT: il confronto diretto-trading.it

La differenza? Un +13,2% a favore del BTP, a parità di orizzonte temporale. Numeri alla mano, non si tratta solo di decimali. In un anno in cui ogni punto conta, questa differenza può cambiare l’approccio di chi investe in strumenti pubblici a breve termine.

Altro elemento importante è la duration modificata, pari a 0,89, che rende questo BTP poco sensibile alle variazioni dei tassi. In altre parole: resta stabile, anche in un mercato in movimento. Un vantaggio in più in un periodo dove l’incertezza economica non è scomparsa.

Il BOT resta solido, ma i conti deposito lo mettono in ombra

Il BOT a 12 mesi è da sempre la scelta di chi cerca semplicità e sicurezza. Si compra sotto la pari, si incassa a scadenza. Nessuna cedola, nessuna sorpresa. Ma oggi, quella solidità si accompagna a un rendimento che, pur accettabile, non brilla più.

E se guardiamo fuori dal mondo dei titoli di Stato, la sorpresa arriva dai conti deposito. Sempre più italiani stanno tornando a considerarli, e non a caso: i migliori sul mercato offrono tra il 2,5% e il 3% netto su base annua. Più del BOT, più del BTP. Certo, i vincoli e la minore liquidità pesano nella scelta, ma per chi può permettersi di bloccare i risparmi per un anno, può valerne davvero la pena.

Gerardo Marciano

Laureato in Giurisprudenza con indirizzo economico, ha ricevuto un Premio Internazionale alla Carriera conferito dal Senato Accademico della Facoltà di Scienze Aziendali e Sociali di ISFOA. Collabora e scrive articoli su tematiche finanziarie per numerose riviste nazionali e internazionali. È autore e coautore di oltre 40 eBook dedicati alla storia dei mercati e all’analisi statistica delle loro serie storiche. Negli anni ha partecipato, in qualità di esperto di storia dei mercati e statistica, ai principali eventi nazionali nel settore del trading e degli investimenti. È stato ospite di canali televisivi come Class CNBC, Le Fonti TV, Finanza Now, Money TV, e le sue opinioni sono state riprese da testate nazionali e internazionali, tra cui Avvenire, Il Sole 24 Ore, Alliance News e MF Dow Jones. Ha inoltre partecipato a trasmissioni radiofoniche in Italia e all’estero. È stato Amministratore Delegato e proprietario di Proiezionidiborsa.it fino al novembre 2023, un sito che, secondo i dati di Alexa, per diversi mesi è stato tra i primi posti nella classifica dei siti italiani più letti.

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