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Crollo delle Borse, quanto durano in media e come mettersi al riparo per non perdere i soldi investiti

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La stampa e i media parlano spesso di crollo delle borse anche se, il più delle volte, i ribassi degli indici restano sotto al 3 per cento.

Cosa fare durante le fasi di mercato ribassiste?

Tra i peggiori crolli recente della borsa c’è quello del 2008. In quella circostanza, come in alcune altre nella storia del ‘900 l’epicentro del tracollo furono gli Stati Uniti. In quella circostanza il pesante sell-off di Wall Street costò la perdita di circa il 50 per cento del suo valore. Il crash del 2008 non fu causato dalla speculazione azionaria ma da una bolla del credito e quindi da un accumulo sproporzionato di crediti inesigibili.

Ogni contesto di mercato ribassista è accomunato dalla percezione generalizzata di un rischio per l’instabilità e per la crescita economica. Sono diversi i fattori che possono concorrere alla diffusione di questo sentiment: l’esposizione delle banche su titoli rischiosi, il rischio geopolitico, il default potenziale di uno Stato.

Crollo delle Borse; la durata dei cicli ribassisti

Nel contesto attuale i mercati sembrano essere proprio nella situazione in cui non si è in grado di prendere decisioni di investimento sulla base di un’aspettativa realistica del prossimo futuro. Ogni fase ribassista ha cause diverse ma anche tempi di recupero differenti; per il tracollo del 2008 nel giro di pochi anni, infatti, il valore dell’azionariato Usa era tornato sui livelli precedenti al sell-off.

Secondo Morgan Stanley dal 1988 al 2015 ci sono stati ribassi in media della grandezza del 5% due volte all’anno. La durata media dei cicli ribassisti è di 67 giorni. Per i crolli più estesi di oltre il 10% sono avvenuti ogni due anni e sono durati 170 giorni in media. Ogni tre anni invece avvengono crolli di oltre il 15% con una durata di circa nove mesi. Infine crash di oltre il 20% sono avvenuti ogni 6 anni e sono durati mediamente 465 giorni.

Solo l’esperienza può consentire all’investitore di avere un atteggiamento attivo e non più passivo. Per guadagnare riuscendo ad anticipare in parte il crollo di un mercato è necessario studio ed esperienza. C’è una differenza marcata nell’investire su un titolo con un forte trend a rialzo e nel fare trading su un titolo o un mercato ribassista.

La differenza nel trading tra una tendenza short e una long

Quando il mercato ha una forte tendenza a rialzo non è difficile sfruttare la popolarità degli asset e l’entusiasmo speculativo degli investitori a proprio favore. Al contrario un trend short avviene in tempi molto più ristretti e con un’instabilità molto maggiore senza un chiaro supporto dei fondamentali. Un ulteriore pericolo di un’operazione in vendita è il fatto che essa può generare perdite potenziali infinite; in teoria il prezzo può andare nella direzione contraria e quindi a rialzo senza limiti oggettivi.

L’errore più grande che i trader fanno in un mercato ribassista è che sono impazienti. In questo senso il consiglio migliore è imporsi di guardare i prezzi solo a intervalli di tempo necessari in base alla durata del nostro time frame. Una volta selezionato il titolo di cui vogliamo cavalcare la tendenza a ribasso è importante stabilire i livelli chiave entro i quali siamo chiamati a prendere delle decisioni; prima di allora è importante lasciare correre il prezzo. Gli scoppi di volatilità a ribasso fanno infatti spesso pensare a una rapida fine e inversione di questa tendenza.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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