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Come la Norvegia sfrutta il petrolio per accelerare la rivoluzione verde

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Alle elezioni nazionali norvegesi l’opposizione di centrosinistra ha vinto con un’ampia maggioranza. Si formerà nei prossimi giorni un nuovo governo di coalizione guidato da Jonas Gahr Store, il leader del Partito Laburista. Ecco quale sarà la politica sul petrolio

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Queste elezioni sono state scandite dalla centralità del cambiamento climatico come tema determinante della campagna elettorale. L’ambientalismo ha giocato un ruolo di primo piano portando alla luce le contraddizioni del Paese.

La Norvegia è oggi il più grande produttore di petrolio e gas dell’Europa occidentale. La vittoria di Store significa anche che i socialdemocratici guideranno un sistema che si avvantaggia economicamente dai carburanti fossili e delle energie non rinnovabili. Nonostante questo la Norvegia si mantiene all’avanguardia nel sostegno alla lotta per contrastare il riscaldamento globale. La coalizione del Partito laburista potrà trovare la sua maggioranza, coinvolgendo i socialisti e il centro con posizioni più conservative ed euro scettiche.

Il nuovo premier ha vinto portando avanti una campagna elettorale basata sull’aumento dell’imposizione fiscale per la fasce più abbienti e il perseguimento di una politica ecologica più vicina all’agenda verde europea. I risvolti sul prezzo del petrolio sono comunque dubbi. Nonostante Store ammetta che l’era del petrolio si avvicina alla sua fine, non sembra avere intenzione di mettere un veto sulle esplorazioni per la scoperta di nuovi giacimenti.

La politica norvegese e le conseguenze sul mercato del petrolio

Questo significa che molto probabilmente il partito laburista eviterà di cercare il sostegno tra i partiti minoritari come i Verdi, che hanno una visione più coerente a svantaggio dell’economia locale. Questi hanno infatti chiesto la graduale eliminazione dell’industria petrolchimica entro il 2035.

L’economia della Norvegia tra le più resilienti alla crisi economica, è anche tra quelle più avanti nel raggiungimento degli obbiettivi ecologici. I numeri parlano chiaro, in Norvegia la metà delle auto vendute nei primi sei mesi dell’anno sono elettriche. Il trend è cresciuto nell’ultimo mese, ad agosto le auto elettriche sono state quasi il 72% delle nuove auto registrate. Il Paese punta inoltre a essere il primo al mondo a vietare la vendita di veicoli a combustione con un obbiettivo da realizzare entro il 2025.

L’espansione del mercato dei veicoli elettrici nel Paese comprende oltre alle auto private anche i mezzi pubblici, treni e imbarcazioni. La transizione verde favorita dalla politica di sussidi e agevolazioni fiscali ha abbattuto il costo per i veicoli elettrici rispetto a quelli convenzionali, esentando i privati dal pagamento di ecopass e tariffe autostradali. La Norvegia si avvantaggia della sua posizione geografica ed è in grado di produrre tramite i suoi 1500 impianti idroelettrici il 96% dell’energia elettrica che utilizza.

Come il fondo sovrano norvegese finanzia la rivoluzione verde

Gli incentivi nonché i maggiori investimenti utili a finanziare la rivoluzione verde e l’indipendenza dai carburanti fossili è determinata paradossalmente dagli introiti delle esportazioni di gas e petrolio. Il fondo sovrano norvegese nato nel 1996, è infatti l’origine dei finanziamenti. Il più grande fondo sovrano al mondo può accelerare notevolmente la costruzione di infrastrutture e fornire agevolazioni ai privati, portando il Paese fuori dal settore degli idrocarburi.

Il fondo sovrano è stato realizzato con il contributo essenziale dei proventi ottenuti dallo Stato con il commercio di gas e petrolio. Dato un valore che si aggira attualmente intorno ai 1200 miliardi di euro è improbabile che l’industria basata su carburanti fossili venga messa da parte. Nonostante gli sforzi fatti per diversificare la sua economia essa rappresenta per la Norvegia il 42% delle esportazioni. Per questi motivi Oslo continuerà comunque a investire almeno fino al prossimo anno in grandi impianti sia in Europa che nel Nord America.

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La transizione verde richiederà tempo e continuerà per ora a essere finanziata dai proventi del petrolio. Diversamente si rischia di interrompere il processo costruttivo e mettere a repentaglio troppo prematuramente settori strategici dell’economia nazionale. Per il momento il fondo sovrano ha già ceduto le partecipazioni in società il cui giro d’affari è completamente legato ai carburanti fossili.

Il fondo sovrano norvegese, impegnato a diversificare il suo portafoglio, sta reinvestendo principalmente sull’energia eolica. Con un investimento di 1,4 miliardi di euro è recentemente diventato socio al 50% del colosso delle energie rinnovabili Orsted.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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