Obbligazioni convertibili, nulla sarà più come prima: ecco come cambieranno

La velocità con la quale la pandemia è in grado di influire sulle aspettative future, rimette al centro degli interessi degli investitori le obbligazioni convertibili. Un asset dalle caratteristiche peculiari e tali da garantire nell’immediatezza una protezione in caso di un repentino sentiment del mercato.

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Le obbligazioni convertibili permettono all’investitore e al risparmiatore di trasformare le obbligazioni societarie in titoli azionari in corrispondenza di una certa data futura, o in alternativa mantenere le quote obbligazionarie per ottenere alla scadenza la restituzione del credito. Il titolo ottenibile dalla conversione delle obbligazioni convertibili è generalmente rappresentato da azioni ordinarie, della stessa società che ha emesso l’obbligazione convertibile. Diversamente in caso di conversione indiretta si ottiene in cambio dell’obbligazione un’azione di una società diversa da quella emittente.

Le obbligazioni convertibili nel 2020 hanno rappresentato un asset particolarmente utilizzato a livello globale, per un ammontare pari a 159 miliardi di dollari, in crescita rispetto all’anno precedente di ben il 59%. Le condizioni di incertezza del mercato sembrano ideali per sfruttare al massimo il rendimento finanziario realizzato dalla scelta di conversione. Questo viene massimizzato infatti quando il mercato, successivamente a un periodo di stagnazione o di incertezza, comincia a performare rendendo remunerativa l’opzione che associa all’obbligazione un numero di azioni concordato. Il diritto di opzione diventa remunerativo quando queste sono aumentate almeno del 30-40%.

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Quali sono i vantaggi e i rischi insiti nell’uso delle obbligazioni convertibili?

In questo particolare momento storico sono vari i fattori di incertezza circa le aspettative di crescita economica a livello globale: l’aumento strutturale dell’inflazione dovuto alle politiche economiche espansive e al risparmio accumulato dalle famiglie durante i lockdown, la penuria e il prezzo di materie prime in grado di rallentare la produzione incidendo su prezzi e catene di approvvigionamento, una possibile stagnazione del mercato del lavoro.

In questo momento le obbligazioni convertibili sono consigliate a partire da quelle aziende che operano nel settore estrattivo e minerario di metalli come rame, palladio, argento e oro, capaci di mantenere costante la crescita del proprio valore nel breve periodo anche con l’aumento dell’inflazione. Questo a causa della loro scarsità e delle differenze notevoli tra i tempi di approvvigionamento e lo sconto dei mutamenti sulle quotazioni.

Un altro settore dove attualmente possono risultare indicate è quello automobilistico. Le grandi case automobilistiche soprattutto quelle più innovative, sono in grado di garantire alti rendimenti azionari e allo stesso tempo soffrire periodi di incertezza dovuti a importanti carenze nelle catene di approvvigionamento e tali da rallentarne la produzione. I fondatori di tali imprese soprattutto quelle del settore elettrico, sono spesso riluttanti a emettere capitale proprio, perché riduce la liquidità, indispensabile per portare avanti gli investimenti in ricerca e sviluppo, preferendo perciò emettere debito.

Da quali aziende è meglio acquistare obbligazioni convertibili?

Le caratteristiche dell’azienda ideale in questo settore su cui puntare con l’acquisto di un obbligazione convertibile, è quella presente già da tempo sul mercato, che realizza veicoli particolarmente innovativi e tali da offrire a compensazione del rischio alti interessi, che diminuiscono lo svantaggio insito in questo genere di obbligazioni, che vengono solitamente emesse con un coupon che vale circa la metà di quello di un’obbligazione regolare. Più della metà delle aziende che hanno emesso questo genere di obbligazioni nel 2021, sono imprese quotate da meno di tre anni, altre invece sono sul mercato da molto più tempo, ma sono molto più esposte al rischio di impresa come le compagnie aeree. Altre ancora come Ford Motors, che affronta i mutamenti profondi dovuti alla necessità di riconvertire nell’arco dei prossimi 10 anni una parte della propria produzione ha venduto a marzo due miliardi di dollari in obbligazioni convertibili.

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La tendenza si conferma anche a seguito della preferenza degli investitori di un rendimento che possa compensare l’inflazione, nel caso questa divenisse sistemica e non rendesse più remunerativi i dividendi societari. In uno scenario inflattivo il vantaggio insito nel diritto di opzione di questo tipo di asset, è che il valore nominale dell’obbligazione ordinaria al momento del rimborso risulterebbe molto più basso in termini reali. Al contrario, le obbligazioni convertibili offrono in questo senso una certa protezione in quanto passano da un rendimento nominale a uno stabilito sul prezzo di un bene reale, offrendo in questo senso un certo grado di indicizzazione all’aumento dei prezzi.

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