Investire in arte in tempi di crisi? Sì, ecco perché potrebbe essere un grande affare

L’Arte come bene-rifugio in questi tempi di crisi? Certo che sì. Gli esperti sono praticamente concordi su questo punto. In una fase in cui  le borse regalano poche gioie, in cui le quotazioni dell’oro sono alle stelle, in cui i titoli di Stato hanno spesso rendimenti addirittura negativi, l’arte potrebbe rappresentare un porto sicuro e anche esteticamente soddisfacente.

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Arriviamo subito alla domanda fondamentale perché conviene investire in arte? I motivi sono molti, cerchiamo di analizzarli. Partiamo dal classico concetto di “paniere” o meglio di diversificazione degli investimenti In un “paniere” di titoli questi devono essere diversificati (obbligazioni, fondi bilanciati, azioni…), in modo da bilanciare gli inevitabili scostamenti del mercato borsistico o le oscillazioni del settore immobiliare. Stiamo parlando di una rivalutazione nel lungo-medio termine del proprio investimento evitando quindi di farsi prendere emotivamente dalle inevitabili oscillazioni degli indici nel breve periodo.

Investire in un’ottica di lungo termine (almeno 5-7 anni) e diversificare permette appunto di stabilizzare i rendimenti nel corso del tempo, quindi di guadagnare potenzialmente molto rischiando relativamente poco. L’arte rispetto ad ogni altra forma di investimento classico permette intanto al possessore di godere esteticamente dell’opera arredando al contempo anche la casa. Il piacere di appendere un quadro alle pareti di una abitazione o di un ufficio o di porre una scultura al centro di una sala e di poterli contemplare è sicuramente superiore rispetto al feeling che potrebbe provare nel possedere il certificato di un titolo azionario o di un fondo d’investimento o di una seconda o terza casa (dove magari l’inquilino di questi tempi ha perso il lavoro e non versa l’affitto..).

E’ stato ormai appurato che l’investimento nell’arte (moderna, contemporanea, antica…) permette di ottenere nel tempo rendimenti elevati, a patto ovviamente di acquistare le opere giuste e di pagarle un prezzo ragionevole magari partecipando a delle aste o ricevendoli in permuta per il pagamento di altri servizi.

Grandi vantaggi fiscali rispetto al settore immobiliare

Va tenuto conto poi di un altro elemento molto importante: il Fisco! L’investimento in arte nel Belpaese, dal punto di vista fiscale, è infatti uno dei più vantaggiosi infatti, qualunque sia il guadagno ottenuto dalla compravendita di un’opera d’arte, lo Stato italiano non applica nessun genere di imposta.

Pertanto le eventuali plusvalenze nella compravendita tra privati di opere d’arte non sono soggette a tassazione. Inoltre il possesso di opere d’arte, anche di valore molto elevato, non comporta il pagamento di tasse, né alcuna denuncia deve essere fatta nella dichiarazione dei redditi.

Volendo fare un paragone con il tanto amato settore immobiliare una casa oltra ad avere i classici costi di manutenzione, comporta il pagamento delle tasse di possesso, la cedolare secca in caso di affitto e altre spese.

La massiccia contrazione economica di questi ultimi mesi ha ridotto la disponibilità economica di molti e di conseguenza anche la quantità di domanda per ciò che riguarda l’arte. Basta seguire un po’ le aste (anche online) per rendersi conto che i prezzi di aggiudicazione sono più bassi delle stime o che i galleristi sono talvolta disposti a vendere sottocosto pur di fare cassa… Quindi se potete investite ora prima che l’economia mondiale riprenda a salire!

I parametri da tenere in considerazione per una giusta scelta

Il mercato dell’arte, come anche quello dei gioielli e con le novità dei reperti archeologici e degli oggetti che vengono dall’Oriente, ”tira” alla grande. Le sale delle maggiori case d’aste sono affollatissime in questo periodo: accanto ai ”tradizionali” clienti del Vecchio Continente e statunitensi sono sempre più numerosi i collezionisti asiatici. Anche per questo accanto ai dipinti moderni e contemporanei, è forte anche la richiesta di reperti archeologici e di oggetti dell’arte orientale. Molti uomini d’affari dei paesi emergenti dell’Asia, i nuovi ricchi, partecipano sempre più frequentemente alle aste in Occidente per riportare in patria i capolavori dei loro Paesi natali.

Un elemento davvero importante da considerare è che il prezzo di un’opera d’arte non è determinato solo da fattori oggettivi (autore, unicità, dimensioni, periodo, soggetto, stato di conservazione, provenienza, certificazioni per mettersi al riparo dai falsi…) ma anche da altri elementi che sono difficilmente controllabili e variabili nel tempo (domanda, liquidità sui mercati finanziari, velocità dell’offerta, modalità dell’offerta…).

Bisogna poi tenere a mente che il mercato dell’arte è “illiquido”, ovvero è un mercato con basse contrattazioni e basta un piccolo movimento di una particolare corrente artistica o di un autore per far schizzare le quotazioni, e i prezzi di domanda e offerta possono essere spesso molto lontani.

Per questo motivo per stabilire la durata dell’investimento in arte parametrandola al proprio grado di rischio non si possono prendere in considerazione le stesse regole che si usano per un “normale” strumento finanziario. L’arte ha i suoi tempi che variano da opera ad opera e da autore e autore: l’unica maniera per capire se è il momento di comprare o vendere è tenersi costantemente aggiornati sulle informazioni che riguardano il proprio patrimonio artistico. Avere un’informazione privilegiata fa tuta la differenza del mondo nel mercato dell’arte.

Una informazione importante per capire se un artista è in rampa di decollo per esempio è sapere se viene preso sotto l’ala protettrice di una grande galleria… Più quella galleria è importante, maggiore sarà la sua capacità di promuovere quell’artista.

Non bisogna d’altro canto incorrere nell’errore che le opere da collezione siano immuni alle crisi finanziarie quando sono estese, ma è un fatto che secondo il rapporto “The Art Market” 2019 oggi il mercato dell’arte sembra abbia raggiunto un livello di maturità senza precedenti che gli consente di superare le varie instabilità politiche. Per esempio la Cina a malapena esisteva nel mercato dell’arte globale nel 2000 mentre ora rappresenta quasi un terzo del suo valore totale.

Il 78 per cento del mercato è fatto dalla pittura e l’arte contemporanea – le opere realizzate dopo il 1945 – che è la preferita, seguita da opere del primo ‘900 e moderna, ha avuto nel 2019 rendimenti in linea con il mercato azionario statunitense.

Nel 2019, i primi cinquecento artisti monitorati da Artprice in base al fatturato annuale hanno venduto in media 120 opere ogni anno, e la media è salita al doppio rispetto ai primi cento. Il 90 per cento delle opere nel 2019 è stato acquistato per meno di 16 mila euro.

Le opere d’arte contemporanea detenute per almeno tredici anni hanno avuto un rendimento medio annuo del 4,6 per cento. Sul totale delle opere, il 51 per cento ha registrato un aumento dei prezzi, il 48 per cento ha subito un calo di valore, l’1 per cento è rimasto stabile.

Il trend in atto sul mercato dell’arte punta decisamente verso l’arte contemporanea. Ma è ancora conveniente? Secondo i dati dell’Art Price Report, il trend è ancora positivo con il mercato che ha registrato una crescita del 1.800 % negli ultimi 20 anni con un indice dei prezzi che è aumentato del 22% nel 2019 rispetto al 2018. Alcune tendenze emerse nel coso del 2019:

L’arte contemporanea si sta dimostrando un asset di investimento alternativo anche perché sta cambiando la domanda con l’ingresso massiccio dei Millennials che preferiscono acquistare online su piattaforme dedicate.

Nel corso dei prossimi 5 anni il mercato delle vendite di opere d’arte potrebbe cambiare radicalmente lasciando meno spazio alle case d’asta – che hanno già modificato il modo di vendere introducendo meccanismi di garanzia per i venditori – e dando il via a una nuova era digitale.

Con un fatturato globale che è raddoppiato negli ultimi dieci anni, la maggior parte delle transazioni in arte è concentrata negli Stati Uniti, nel Regno Unito, a Hong Kong e in Cina, che pesano l’89 pe cento del mercato secondario globale dell’arte contemporanea, la più scambiata in assoluto.

L’Italia è ancora un mercato piccolo e risulta terza in Europa per volumi con un fatturato 11,8 milioni di dollari. Anche in Italia è l’arte contemporanea in vetta alle preferenze e per una migliore diversificazione di portafoglio pur restando all’interno di un unico periodo storico, è sempre bene non puntare su un solo artista.

Ecco gli artisti più amati del mondo

Pablo Picasso è l’artista più amato dai collezionisti e da solo nel 2019 ha registrato oltre 3.500 lotti venduti all’asta coprendo praticamente tutte le fasce di prezzo. Ma l’artista più battuto all’asta resta Claude Monet, con 23 opere vendute.

In grande ascesa anche le opere di Jeff Koons, Peter Doig and Keith Haring, Fu Baoshi e Wu Guanzhong, Robert Rauschenberg, Frank Stella e Martin Kippenberger,

L’opera che ha ottenuto il miglior risultato lo scorso anno è una scultura della serie Pumpkin (1998) del giapponese Yayoi Kusama. Era stata pagata 5.800 dollari nel 2009 ed è stata rivenduta per 156mila dollari nell’aprile 2019. Vale a dire un rendimento medio annuo del 39 per cento in dieci anni. Solo per fare un paragone, Apple nello stesso periodo ha reso il 26 per cento l’anno.

In Italia si vendono molto bene Giorgio Morandi, Giorgio De Chirico e Mario Schifano.

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