Gli effetti dei nuovi stili di vita sull’economia dell’Italia

Un nuovo Paese e di conseguenza una nuova Europa si intravedono all’indomani dell’emergenza sanitaria.

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Mentre nel mondo il baricentro geopolitico sembra spostarsi verso Oriente, l’Europa spinge sugli aiuti economici per risolvere rapidamente le sue fragilità, ma per non risultare impotente di fronte ai possibili attriti e alle emergenti rivalità con Cina e Russia, presto dovrà necessariamente rivedere tutti quei limiti che le differenze legislative tra i vari paesi, pongono nell’adozione tempestiva e mirata di politiche sovranazionali concertate.

Gli effetti dei lockdown sulla condizione economica del paese sono evidenti con un PIL negli ultimi due anni che si è contratto dell’8,9% nel 2019 e del 9,5% nel 2020. Per tornare ai livelli di consumo precedenti, con la popolazione che ha ormai accettato una transizione radicale del proprio stile di vita, nel tentativo di riprendere in mano lo sviluppo economico, assisteremo a una svolta nel rapporto tra le istituzioni politiche nazionali e quelle europee.

Per capire quanto potrà essere forte la sua influenza, basti pensare che gli italiani nonostante l’aiuto dell’Europa, potrebbero tornare ai livelli di benessere e consumo precedenti la pandemia solo nel 2025.

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Pandemia: il reddito è crollato, sono cambiate le abitudini alimentari

L’Europa ha sospeso almeno temporaneamente il patto di stabilità, con la Banca Centrale Europea che ha potenziato il Quantitative Easing da 120 miliardi a 750 miliardi, puntando tutto con il recupero dell’Italia. Un rapporto della Banca d’Italia, che ha monitorato l’economia italiana al tempo del coronavirus, svela come almeno il 30% delle famiglie abbia subito un calo del reddito. Sono aumentate di almeno il 20% le spese per il riscaldamento domestico e almeno il 40% della popolazione ha difficoltà a pagare l’affitto e le spese, con risorse finanziare appena sufficienti a garantire il proprio mantenimento, in assenza di ulteriore reddito, per soli tre mesi.

Siamo passati a un’inversione di tendenza anche ispetto ai prodotti alimentari. Il tempo occupato a consumare prodotti e ingredienti di base, che si era dimezzato negli degli ultimi vent’anni, ha subito un costante incremento negli ultimi 12 mesi, con un aumento di circa il 30%. Allo stesso tempo è diminuita l’abitudine al consumo di piatti pronti e di conseguenza è aumentato l’acquisto di robot da cucina che hanno raggiunto quasi il doppio delle vendite rispetto all’anno di riferimento. Sono aumentati notevolmente anche i consumi di frutta, yogurt e dolci fatti in casa, rappresentativi degli intermezzi divenuti abitudinari a causa dello stile di vita più sedentario.

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Così come il Covid-19 si è rivelato un movente in grado aggregare le volontà dei paesi europei, così anche in famiglia, in un’alternarsi tra resilienza, coraggio e pessimismo, l’unità e il rapporto molto più attivo con l’ambiente domestico, ha influenzato le attività quotidiane. Sono cresciuti il fai da te e la produzione alimentare, con la costruzione di piccoli orti che hanno sostituito in gran parte l’abitudine alle spese fuori casa, sia per quanto riguarda l’intrattenimento che per i ristoranti.

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