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Economia e Finanza

Opzione donna, occhio alla penalizzazione: la verità che non ti aspetti

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Brutte notizie per le lavoratrici che decidono di uscire anticipatamente dal lavoro grazie ad Opzione Donna, in quanto rischiano di dover fare i conti con una penalizzazione particolarmente pesante.

Foto © AdobeStock

Il lavoro riveste indubbiamente un ruolo importante nella vita di ogni persona. Proprio l’attività lavorativa, infatti, ci permette di attingere a quella fonte di reddito necessaria per riuscire a far fronte alle varie spese quotidiane. Allo stesso tempo, visti i vari impegni e tempistiche da rispettare, non stupisce che siano in molti a non vedere l’ora di poter finalmente andare in pensione. A tal fine, come noto, bisogna aver maturato i requisiti necessari per accedere a tale trattamento.

Ebbene, proprio in tale ambito si inserisce Opzione Donna, che offre la possibilità a molte lavoratrici di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. Una misura che ha attirato fino a questo momento l’interesse di un gran numero di donne, che rischiano però, in molti casi, di dover fare i conti con una penalizzazione particolarmente pesante.  Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Opzione donna, occhio alla penalizzazione: quanto si perde sull’assegno

In attesa della prossima riforma delle pensioni, che potrebbe portare con sé delle importanti novità, sono molte le donne che decidono di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro grazie a Opzione Donna. Una misura a cui possono accedere le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 58 anni di età. Oppure 59 anni per le lavoratrici autonome. Ebbene, entrando nei dettagli bisogna sapere che la pensione con tale misura viene liquidata attraverso un calcolo interamente basato sul sistema contributivo, che si rivela essere più penalizzante rispetto a quello misto.

Questo vuol dire che i contributi versati prima del 1996 vengono migrati al sistema contributivo. Proprio per questo motivo, maggiori sono i versamenti contributivi antecedenti il 1996, più alto risulterà il taglio del trattamento pensionistico. In particolare, secondo alcune stime, a causa di questo tipo di calcolo le donne rischiano di fare i conti con una penalizzazione dell’assegno che può essere pari a circa il 30% dell’importo della pensione. Tale percentuale, ricordiamo, non viene calcolata sull’ultimo stipendio. L’importo, bensì, viene determinato semplicemente effettuando un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno spettante.

LEGGI ANCHE >>> Riforma pensioni, attenti agli importi minimi: scenario inaspettato

In effetti, purtroppo, ad oggi nessuna pensione è in grado di restituire l’importo dell’ultimo stipendio percepito. In genere, infatti, si sfiora il  70-80% dell’ultimo stipendio. Nel caso di Opzione Donna, inoltre, in alcuni casi si può assistere ad un taglio pari a ben il 30% rispetto all’assegno che si andrebbe a percepire aspettando di maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia.  Un aspetto, quest’ultimo, altamente penalizzante, che potrebbe portare in molti a rinunciare a tale opportunità di uscire anticipatamente dal lavoro.

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