Dove andrà il mercato degli Stati Uniti nella seconda metà del 2021?

I mercati tentano di scontare in anticipo quella che è l’aspettativa sugli effetti collaterali della politica economica in Europa e negli Stati Uniti, messe in atto al fine di limitare e correggere gli effetti della crisi economica.

Il rendimento dei titoli di stato americani non ha mostrato variazioni tali da scontare in qualche modo quelli che sarebbero dovuti essere le azioni corali degli investitori, spaventati da un’inflazione che cominciava a scontarsi sull’economia reale. Anche le materie prime, nonostante abbiano avuto una tendenza a rialzo consistente, non sembrano registrare, per esempio tra i principali metalli industriali di base, come acciaio e alluminio, ulteriori rialzi dovuti a un effetto inflattivo a lungo termine.

Come viene calcolata l’inflazione?

Uno dei modi più diretti per calcolare l’inflazione, è quello di costruire per ogni paese un indice dei prezzi al consumo su un paniere di beni e servizi, che sia rappresentativo statisticamente dei consumi delle famiglie. Il prezzo di questi beni può essere quindi messo a confronto mensilmente, per osservare quale è la differenza e stabilire quindi l’inflazione che si è scontata sull’economia reale.

Le preoccupazioni largamente diffuse almeno a livello mediatico per una potenziale inflazione, vengono associate facilmente all’entità degli aiuti statali, al momento quasi 2000 miliardi di dollari, che però verranno distribuiti nell’arco di 10 anni e che proprio per questo non sembrano essere la causa degli aumenti di prezzi in alcuni settori, come il mercato immobiliare USA. Questo infatti sembra completamente giustificato dagli aumenti di prezzo delle materie prime a loro volta determinate da una domanda massiccia e quasi improvvisa generata dalla sicurezza della ripartenze delle economie nazionali, prima tra tutte quella cinese.

Tuttavia questa non dovrebbe essere una giustificazione per una tendenza generale nell’aumento dei prezzi, che sembrano più il frutto della paura e della speculazione, oltre alle naturali relazioni tra domanda e offerta, che si sono scontate su alcuni settori.

Lo stesso discorso mediatico, soprattutto negli Stati Uniti, può essere giustificato dall’ideologia neoliberista che vede con preoccupazione l’intervento statale, dato soprattutto l’impegno economico e la volontà di compensare la spesa attraverso l’aumento della tassazione per le fasce più ricche della popolazione.

Stati Uniti: le prospettive economiche per i prossimi sei mesi del 2021

Le prospettive per gli ultimi sei mesi del 2021 sembrano essere piuttosto favorevoli. Nonostante le importanti correzioni nel primo trimestre in molti di quei settori in grado di trainare e anticipare le tendenze economiche, come il settore tecnologico, energetico, così come quelli dei trasporti e il settore alberghiero, gli indicatori di riferimento dell’economia USA come lo S&P500, si mantengono dall’inizio dell’anno in un accentuato trend rialzista. I risparmi delle famiglie sono notevolmente aumentati e potranno contribuire nei prossimi mesi al generale rafforzamento dell’economia, già in parte stimolato e compensato dagli interventi statali.

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A corollario di questo scenario potrebbe inserirsi la diminuzione del prezzo del petrolio, che garantirebbe al settore industriale di non subire rincari nei costi di produzione e nei prezzi dei prodotto, tale da non ostacolare la ripresa della domanda per beni e servizi. Una conclusione positiva delle trattative sulle sanzioni iraniane imposte dagli Stati Uniti, potrebbero far riprendere questo mese la produzione petrolifera, alleggerendo il mercato e compensando la temporanea stretta produttiva degli altri paesi dell’OPEC ,immettendo nel mercato tra i cinquecentomila e un milione di barili al giorno.

L’alternanza delle fasi di mercato sono la linfa vitale delle economie, finché i paesi potranno farsi forza della razionalità economica e della flessibilità delle proprie risorse, ogni ciclo seguirà necessariamente all’altro, ed è esattamente questo ciò che stiamo vedendo.

A questo si aggiunge una piccola considerazione. I prezzi di alcuni prodotti potranno sicuramente aumentare sul breve termine, in quanto il mercato e i commercianti saranno tendenzialmente portati ad aumentarli, seguendo a rialzo la tendenza delle materie prime e compensando una parte dei mancati guadagni del 2020, provando così a ristabilire un nuovo livello ottimale di prezzo.

La volatilità delle criptovalute può essere un indicatore dei timori per l’inflazione?

Sembra che il Bitcoin negli ultimi tempi sia comportato come un vero e proprio indicatore dell’avversione al rischio sistemico.In grado di performare molto meglio dell’oro, ha garantito nell’arco della sua breve storia, ritorni molto più immediati e maggiori sia sul breve che sul lungo termine, compensando il suo rischio dall’assenza di correlazione con i comparti economici tradizionali, come quelli bancari, obbligazionari, valutari e in parte anche azionari, a esclusione di quei mercati emergenti e più speculativi come il settore dell’auto elettrica.

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L’aspettativa è quindi quella che la volatilità all’interno di questo mercato rimanga in qualche modo confinata, essendo rappresentativa solamente delle mancate aspettative di crescita dei settori tradizionali, date anche dall’effetto straordinario delle incertezza dell’economia globale, accresciute dall’assenza di liquidità di questi valori digitali. Al contempo quindi un eventuale mutamento di scenario in questo mercato non può rappresentare un rischio per i mercati globali né per il sistema bancario.

Quali sono i limiti nel misurare l’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo?

Vi sono alcuni limiti e difetti presenti nella misurazione dell’inflazione attraverso l’indice dei prezzi al consumo. Innanzitutto l’indice sottostima la variazione che il peso dei beni e i servizi compresi nel paniere, hanno sul consumatore finale. Questo può perdere il suo potere d’acquisto per beni che diventano essenziali al fine di svolgere alcune funzioni economiche, che pur non incidendo particolarmente sul dato sull’inflazione influiscono sulla vita economica dell’individuo.

Secondariamente l’indice dei prezzi al consumo non è ottimizzato per calcolare la variazione del potere d’acquisto per tutti i livelli di reddito, l’effetto dell’inflazione viene quindi sottovalutato per i livelli di reddito più bassi e sopravvalutato rispetto a quelli più alti.

Il prezzo di alcuni tipi di beni vengono compensati nel calcolo dall’incremento della loro qualità, così che per esempio un telefono cellulare che ha incrementato negli anni notevolmente le sue caratteristiche tecnologiche, compensa nel calcolo il suo incremento di prezzo, non venendo così scontato nel calcolo dell’inflazione.

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