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Quali imposte si pagano sui Buoni Fruttiferi postali? I dettagli

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I buoni fruttiferi postali (Bfp), al pari degli altri strumenti finanziari, sono soggetti a imposizione fiscale.

La tassazione sui Bfp è tuttavia diversa rispetto alla generalità degli strumenti finanziari. Essi rientrano infatti sotto un’imposta agevolata che comprende anche i titoli di Stato, tra cui Bot, Cct e Btp.

Tassa Patrimoniale, immagine di repertorio (Google Images)

Quali imposte si pagano sui Buoni Fruttiferi postali? Le imposte sono di diverso tipo e non tutte riguardano strettamente il rendimento finanziario, presentandosi come una vera e propria patrimoniale.

L’imposta più importante e alta in termini relativi è la ritenuta alla fonte che è a tutti gli effetti l’imposta sulle rendite finanziarie. Questa generalmente conosciuta come imposta sul capital gain è per i titoli finanziari pari al 26%; scende invece al 12,5% per i Buoni Fruttiferi e gli altri titoli sottoposti a un regime di agevolazione fiscale.

Nel concreto il risparmiatore si troverà a corrispondere allo Stato il 12,50% degli interessi annui lordi maturati sul Bfp. Per fare un esempio, se l’interesse lordo annuo ammonta al 1%, al risparmiatore è riconosciuto lo 0,875% netto. L’aliquota è tra le più fortunate nel panorama fiscale italiano; a differenza di molte altre cresciute nel tempo è rimasta invariata dal lontano 1997.

Buoni Fruttiferi Postali, imposta sulle plusvalenze e sul capitale investito; come evitare di pagare il bollo?

Per tutti strumenti finanziari su cui vige l’imposta sul capital gain, quindi anche per i BFP, essa grava solo sulle plusvalenze. Viene quindi prelevata solo in caso di guadagni. Questo meccanismo impositivo, agevola gli strumenti finanziari come azioni, derivati e obbligazioni. I Bfp non risentono di ribassi perché non hanno una quotazione.

Una seconda imposta sul reddito grava sul capitale investito nei Bfp. Più comunemente conosciuta come imposta di bollo sul deposito titoli, essa è pari al 2 per mille annuo del controvalore giacente. Questa imposta è applicata regolarmente dal 2014 ed un prelievo automatico che avviene con frequenza trimestrale.

A titolo di esempio, chi detiene 10.000 euro investiti i buoni fruttiferi postali deve versare allo Stato 20 euro all’anno o in altri termini 5 euro a trimestre. Al 31 dicembre di ogni anno Poste Italiane, che rende disponibili i Bfp per conto di Cassa Depositi e Prestiti applica quindi sui Bfp una trattenuta di pari importo.

È possibile non pagare l’imposta di bollo sui Buoni Fruttiferi postali? La risposti è si ma ciò è vero solo in alcuni casi. Esiste infatti una franchigia, una soglia al di sotto della quale non si paga l’imposta di bollo. Tale soglia è fissata in 5.000 euro e vale per tutti i depositi in corso di validità dello stesso tipo cumulati intestati alla stessa persona.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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