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Economia e Finanza

Se muore un genitore a quale risarcimento ho diritto? La verità che non ti aspetti

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Quando un genitore perde la vita per un errore medico o in un incidente stradale i figli hanno diritto a ricevere il danno da perdita parentale.

La morte improvvisa di un genitore, per un caso di malasanità o per un incidente stradale, è per un figlio un dolore immenso e un fatto inaspettato, perché causato da cause non naturali. Per questo motivo il figlio ha diritto al cosiddetto danno da perdita parentale, per il quale è previsto un risarcimento economico.

Foto Canva

Il responsabile della morte del genitore deve dunque pagare per ciò che ha fatto, in prima persona o attraverso la sua assicurazione. Ma come si calcola il danno e qual è il risarcimento economico previsto per il figlio? Lo scopriamo in questo articolo.

Leggi anche: Pensione di reversibilità al coniuge: attenzione ai limiti reddituali

Cos’è il danno da perdita parentale

Si è di fronte ad un danno da perdita parentale quando a causa di un evento inaspettato e illecito si perde una persona cara, che può essere un figlio, una sorella, uno zio, il coniuge o appunto un genitore. Quando si verifica la morte di una persona cara per “colpa” altrui si ha diritto ad una compensazione economica che certo non allevia dal dolore per la scomparsa del famigliare ma risarcisce materialmente il parente.

Se una persona rimane infortunata o invalida in maniera permanente ha ugualmente diritto ad un risarcimento che però è di entità nettamente inferiore rispetto a quanto spetta ad un figlio che perde un genitore per un evento violento o un errore medico.

A fare la differenza per poter ricevere la compensazione economica causata dalla perdita di una persona cara non è soltanto il rapporto di parentela con essa ma proprio la perdita del vincolo affettivo che si subisce. Un legame forte con la prematura scomparsa di una delle due parti viene meno, per questo chi resta soffre ed è privato dell’affetto famigliare: da qui il diritto ad un risarcimento economico.

Come si prova e come si calcola il danno da perdita parentale

La Corte di Cassazione ha recentemente stabilito che il danno da perdita parentale si può provare anche attraverso delle presunzioni, che attestino come sussistesse un rapporto affettivo forte tra il superstite e la persona deceduta. Si può quindi benissimo presumere che una persona che improvvisamente, a causa di un fatto illecito, perda un congiunto con il quale aveva instaurato un legame di grande intensità, si ritrovi a soffrire.

Sono proprio i giudici a stabilire l’entità del danno parentale, scegliendo a quanto debba ammontare la liquidazione attraverso dei criteri pratici, proprio perché non è possibile quantificare il danno nel suo esatto ammontare. Esistono infatti delle tabelle cui fare riferimento, che tutti i giudici utilizzano come quelle dell’Osservatorio della giustizia civile del tribunale di Milano. In realtà il Codice delle assicurazioni private da oltre 15 anni è in attesa che entri in vigore una tabella nazionale unica per il risarcimento del danno parentale.

Per quantificare la cifra del risarcimento il giudice tiene conto di una serie di valori che si traducono in un range a punti che va da un ammontare minimo ad un massimo. Si tiene conto dell’età della persona deceduta, dell’età dei figli, della convivenza in corso da più o meno tempo tra i famigliari, del rapporto affettivo tra le parti ed altre variabili.

Stando alle tabelle aggiornate al 2022, quando muore un genitore il figlio ha diritto a ricevere un risarcimento che va da un minimo di 168.250 euro ad un massimo che arriva a 336.500 euro. Naturalmente l’importo suddetto fa riferimento ad ogni figlio della persona scomparsa.

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