I settori trainanti dei prossimi cinque anni sui quali investire

L’ascesa della nuova economia digitale si intreccia con i fattori di crescita derivanti dalle politiche economiche espansive e la ripresa della domanda. La pazienza e la lungimiranza dell’investitore può essere premiata decidendo di investire una parte del capitale nei settori trainanti del futuro.

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La cultura finanziaria nel nostro paese non brilla certamente ne per diffusione ne per interessi economici, ed è focalizzata in particolar modo sul breve termine o su investimenti orientati unicamente all’avversione al rischio.

L’Italia ha beneficiato per decenni di tassi di interesse molto elevati su BOT e CCT, questo ha contribuito a diffondere l’idea che questi prodotti e il loro rapporto di rischio rendimento fossero rappresentativi del mercato e dell’investimento ottimale, considerando il resto come frutto dell’eccesso o della malafede del promotore o del gestore patrimoniale, interessato a speculare. Forse è anche a causa di questo che attualmente oltre 2000 miliardi di euro rimangono inattivi sui conti correnti.

Nonostante l’ascesa manifesta degli indici azionari, data soprattutto dalla ripresa delle aziende che avevano scontato maggiormente i timori dovuti ai fermi produttivi, questa non sembra aver avuto alcun impatto sull’allocazione strategica della liquidità degli italiani, che è stata destinata massicciamente ai conti correnti, con un amento straordinario e tendenzialmente rappresentativo della riduzione del PIL nello stesso periodo.

Perché la volatilità indispensabile ai profitti sul mercato finanziario

La penuria di materie prime in grado di rallentare la produzione, incidendo su prezzi e catene di approvvigionamento, affiancate dagli squilibri e delle incertezze del mercato del lavoro e le incertezze sull’efficacia dei piani vaccinali, possono avere giustificato la volontà di lasciare i propri capitali fuori dalla schizofrenia dei mercati, ma al contempo fuori dalla volatilità non si sono costituite le occasioni per poter beneficiare della parte sana dei movimenti manifestatisi negli ultimi quattro mesi.

Se il confronto con gli Stati Uniti appare eccessivamente diseguale, date le enormi differenze strutturali e geografiche, l’accostamento con i più vicini paesi europei è allo stesso modo in grado di mettere in evidenza la tendenziale compromissione dell’economia italiana. In Italia sono quotate infatti solo lo 0,12% delle Società esistenti contro lo 0,42% della Francia o il quasi 0,50% del Regno Unito e della Germania. La diffidenza verso il settore finanziario ha come unico effetto quello di lasciare i risparmiatori e le aziende fuori durante le fasi di crescita e di profitto, rimanendo dentro unicamente durante le perdite, accollandosi unicamente i risvolti negativi che necessariamente colpiscono l’Italia in un economia globalizzata.

I settori con una maggiore crescita economica nei prossimi anni?

L’obbiettivo finale è quello di costruire un portafoglio tematico dedicato in un ottica di lungo termine, a compensare le diffidenze e con pazienza e lungimiranza accumulare un rendimento di in grado di compensare l’esposizione al rischio, in quelle che saranno nei prossimi anni le aree di maggiore sviluppo economico. Batterie e veicoli elettrici, compagnie aurifere e minerarie, e-commerce, energia alternativa come fotovoltaico, eolico, ma anche idrogeno e gas naturale, farmaceutica e cura della persona- soprattutto in aziende che operano in paesi in cui la classe media ha ancora ampi margini di crescita, come l’Asia e in particolar modo la Cina- robotica, sicurezza informatica e blockchain.

Per rimanere negli ambiti economici delle eccellenze del nostro paese, l’Italia si colloca tra i leader della green economy e ha tutto il potenziale di ambire a fare della propria economia circolare uno dei settori trainanti, in grado di sviluppare competenze e innovazione, sfruttando un indotto capace di contribuire attualmente alla crescita del Pil di 3,5 euro ogni kg di risorse recuperate. L’Italia si pone in cima alla classifica per indice di circolarità, con 11 milioni di tonnellate di materie prime riutilizzate facendo del riciclo un settore in grado di avvantaggiare le aziende che utilizzano i materiali, aumentando l’efficienza e il risparmio, e avviare in collaborazione la costruzione di prodotti ecologici tecnologicamente avanzati, in grado di accelerare la crescita economica.

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