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Riforme: Mario Draghi rischia il tutto per tutto

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Sono innumerevoli gli aspetti del nel nostro Paese che richiedono attenzione, al fine di essere riportati a livelli di sostenibilità, organizzazione ed efficienza, diminuendo le disparità territoriali e demografiche, incidendo positivamente sul livello del debito pubblico. 

Secondo gli ultimi dati disponibili, il PIL pro capite italiano è inferiore del 26% rispetto alla media delle maggiori economie dei paesi dell’OCSE, così come la produttività è minore del 17%. Le difficoltà atte a generare i presupposti per una crescita economica duratura in Italia erano evidenti fin da quando Draghi gestiva la politica monetaria della Banca Centrale Europea. Oggi però il Governo ha a disposizione 192 miliardi di euro da investire. Mario Draghi cerca di sfruttare con il massimo tempismo la coesione della maggioranza, il primo ministro vuole avere tutto il supporto possibile per riconsegnare il sistema italiano all’efficacia burocratica e penale di un paese moderno.

Draghi fin dall’inizio del suo mandato ha accettato con la massima consapevolezza il rischio di guidare l’Italia in questo travagliato momento storico, con l’ambizione non solo di traghettarla fuori dalla crisi sanitaria ma anche di dare agli italiani un paese in grado di mantenere sul lungo periodo una robusta crescita economica. In questi giorni l’economia del Paese è interessata dalle vicende delle più importanti banche nazionali, UniCredit e Monte dei Paschi che possono mettere fine ai rischi finanziari dovuti alle vulnerabilità del comparto, date le carenze patrimoniali della più vecchia banca del mondo, che potrà venire acquisita da Unicredit liberando lo stato italiano, azionista per il 64%, dal sostenere pubblicamente l’istituto di credito.

LEGGI ANCHE>>Burocrazia, quanto pesa la sua inefficienza sull’economia italiana

Le riforme di cui ha bisogno l’Italia e gli obiettivi di Draghi

I tempi sono maturi affinché Draghi possa sfruttare il suo mandato per accelerare il corso dell’approvazione delle riforme, considerando che entro i prossimi sei mesi il parlamento dovrà decidere il prossimo presidente della Repubblica.  Sotto la guida di Mario Draghi si può sfruttare temporaneamente il rinnovato prestigio internazionale per effettuare quei cambiamenti strutturali necessari, proseguendo in linea con le riforme già effettuate, accelerando i tempi del sistema giudiziario, restringendo i criteri per le prescrizioni e regolando più chiaramente i procedimenti penali e civili. All’interno di queste misure verrà semplificato e reso più trasparente il processo per ottenere gli appalti pubblici, definendo regole più severe contro la corruzione. Inoltre questo il governo ha intenzione di stimolare la concorrenza nei settori delle telecomunicazioni e dell’energia, affiancando al cambiamento un sistema fiscale più efficiente in grado di ridare equità al settore privato e al mercato del lavoro.

L’Italia può tornare a crescere, solo se saranno compensate le carenze occupazionali attraverso l’incentivi al ceto medio e all’imprenditoria. Gli investimenti privati in Italia sono stimati al 17%, contro una media OCSE del 23%. Per questo motivo l’ex presidente della BCE dovrà governare le tensioni delle parti politiche, anche in previsione dell’accelerazione della competizione interna dato l’avvicinarsi delle prossime elezioni in autunno. Draghi che attualmente sembra avere un consenso parlamentare vicino al 70%, sfrutterà la sua posizione per costringere chiunque vorrà governare l’Italia in questi anni, a seguire i piani realizzatisi nel 2021. L’inserimento dei progetti di riforme economico politiche sono posti come condizione per gli aiuti europei a finanziamento del PNRR e sono vincolanti per ricevere i finanziamenti. Chiunque si metterà contro queste decisioni potrà essere accusato di mettere a rischio l’economia e il futuro del Paese. A questo punto Mario Draghi potrebbe anche essere un valido candidato per il Quirinale, dati gli stretti legami dell’impegno preso nei confronti dell’Unione Europea con gli esiti economici espressi dalla linea politica dell’attuale Presidente del consiglio.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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