Le 5 principali metriche usate dai value investor, da non perdere!

Le metriche per le azioni sono utilizzate dai value investor per individuare i titoli che ritengono sottovalutati dal mercato. Gli investitori che utilizzano questa tecnica ritengono che il mercato reagisca in modo eccessivo alle notizie sia positive che negative.

In conseguenza a eventi di questo tipo, si verificano variazioni del prezzo delle azioni che non corrispondono ai fondamentali a lungo termine di una società, il che offre agli investitori la possibilità di trarre vantaggio quando il prezzo si muove nella direzione opposta.

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Gli indici finanziari sono utilizzati dagli investitori di valore per aiutare nell’analisi dei fondamentali di una società, nonostante non esista un “modo giusto” di studiare un’azione. In questo articolo forniremo una panoramica di alcune delle misure finanziarie più spesso utilizzate dagli investitori di valore.

Per identificare i titoli a buon mercato, gli investitori di valore si avvalgono di indici finanziari quali il rapporto prezzo/utile, il rapporto prezzo/valore contabile, il rapporto debito/patrimonio netto e il rapporto prezzo/utile/crescita. Il free cash flow di un’azienda è una misura azionaria che indica la quantità di liquidità disponibile per l’azienda dopo aver sottratto le spese operative e le spese di capitale. A Benjamin Graham, vissuto nella prima parte del XX secolo, si attribuisce la paternità dello stile di investimento value investing.

Iniziamo con una panoramica delle metriche principali prese in esame dai value investor.

#1 – Il rapporto prezzo/utili (Price-to-earnings ratio, P/E ratio)

Il rapporto prezzo/utili (P/E ratio) è una statistica di performance che aiuta gli investitori a determinare il valore di mercato di un’azione in relazione agli utili dell’azienda. In poche parole, il rapporto prezzo/utili ci dice quanto il mercato è disposto a pagare una società in questo momento in base ai suoi utili passati o futuri.

Il rapporto prezzo/utile può determinare se un’azienda è sopravvalutata o sottovalutata, ed è una metrica essenziale in quanto fornisce un metro di misura. Un rapporto prezzo/utili elevato può indicare che il prezzo di un’azione è eccessivamente alto rispetto ai suoi utili e può essere considerato sovraprezzato. D’altro canto, un basso rapporto prezzo/utili può indicare che il prezzo attuale del titolo è piuttosto economico rispetto agli utili.

Un’azione con un rapporto prezzo/utile più basso rispetto ad altre aziende che operano nello stesso settore, a parità di performance finanziaria, scambierà a un prezzo per azione inferiore rispetto a un’azione con un rapporto prezzo/utile più alto. Questo perché il rapporto determina quanto un investitore dovrebbe pagare per ogni dollaro di rendimento. Nella ricerca di aziende poco costose, gli investitori value possono utilizzare il rapporto prezzo/utili come strumento.

Le limitazioni del P/L ratio

Tenete presente che il rapporto prezzo/utile è soggetto ad alcune restrizioni. Gli utili di un’azienda vengono calcolati in base agli utili passati o a quelli previsti, determinati dalle opinioni degli analisti di Wall Street. Di conseguenza, può essere difficile prevedere gli utili, perché gli utili precedenti non garantiscono i risultati futuri e le speranze e le previsioni degli analisti possono rivelarsi errate.

Un ulteriore svantaggio del rapporto P/E è che non tiene conto della crescita degli utili; tuttavia, affronteremo questo problema utilizzando il rapporto PEG più avanti in questo articolo. I rapporti P/E sono buoni per confrontare aziende dello stesso settore, ma non sono utili per confrontare aziende di settori diversi.

#2 – Il rapporto prezzo/valore contabile (Price-to-Book Ratio)

Per determinare se un titolo è sopravvalutato o sottovalutato, il rapporto prezzo/valore contabile, spesso noto come rapporto P/B, confronta il patrimonio netto di un’azienda (attività meno passività) con la capitalizzazione di mercato della società. A tutti gli effetti, il rapporto P/B si calcola dividendo il prezzo di un’azione per il suo valore contabile per azione (BVPS). Quando si tratta di determinare quanto gli investitori sono disposti a pagare per ogni dollaro di valore netto di una società, il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) è eccellente.

Per gli investitori di valore, il rapporto è significativo perché illustra la disparità tra il valore di mercato delle azioni di una società e il suo valore contabile. Questa disparità è il motivo per cui il rapporto è essenziale. L’importo che gli acquirenti sono disposti a pagare per un’azione sulla base degli utili futuri previsti viene definito valore di mercato. D’altra parte, il valore contabile di un’azienda è una valutazione più conservativa del valore di un’azienda perché deriva dal valore netto dell’azienda.

Il price to book ratio nella pratica

Se il rapporto prezzo/valore contabile è 0,95, 1 o 1,1, l’azione sottostante viene scambiata a un prezzo molto vicino al suo valore contabile.In altre parole, il rapporto P/B è più utile in proporzione al grado di allontanamento da 1. Un investitore alla ricerca di valore troverà interessante un’azienda che scambia con un rapporto prezzo/valore contabile di 0,5. Questo rapporto indica che il valore di mercato dell’azienda è pari alla metà del suo valore contabile.

Questo rapporto indica che il valore di mercato della società è pari alla metà del suo valore contabile.È prassi comune per gli investitori di valore cercare aziende con una valutazione di mercato inferiore al loro valore contabile. Ciò avviene nella speranza che la percezione del mercato si riveli errata. Gli investitori sono in grado di aiutare nell’identificazione delle possibilità di investimento se hanno una conoscenza approfondita delle distinzioni tra valore di mercato e valore contabile.

#3 – Rapporto Debito-Patrimonio (Debt to Equity Ratio)

Un’importante statistica azionaria che aiuta gli investitori a determinare il modo in cui un’azienda finanzia le proprie attività è il rapporto debito/patrimonio netto, indicato anche come rapporto D/E. Come misura del modo in cui un’azienda finanzia le proprie attività, il rapporto indica la percentuale di capitale proprio rispetto al debito che l’azienda utilizza.

Quando il rapporto debito/patrimonio netto è basso, indica che l’azienda genera una quantità minore di finanziamenti dal debito rispetto alle azioni degli azionisti. Quando il rapporto debito/patrimonio netto è alto, indica che l’azienda ottiene una quota maggiore di finanziamenti dal debito rispetto al capitale proprio. Nel caso in cui un’azienda non disponga di utili o flussi di cassa sufficienti per pagare i propri impegni di debito, una quantità eccessiva di debito potrebbe rappresentare un problema per l’organizzazione.

Rispetto agli indici precedenti, il rapporto debito/patrimonio netto può variare da un settore all’altro. Il fatto che un’azienda abbia un elevato rapporto debito/patrimonio netto non indica sempre che sia gestita male.Il debito viene spesso utilizzato per ampliare la portata delle operazioni e produrre ulteriori fonti di reddito.Le aziende che operano in determinati settori, come l’edilizia e l’industria automobilistica, che hanno una quantità significativa di immobilizzazioni, hanno spesso rapporti più elevati rispetto alle aziende che operano in altri settori.

#4 – Free Cash Flow (FCF)

Il termine “free cash flow” (FCF) si riferisce alla liquidità generata da un’azienda come risultato delle sue attività, al netto della quantità di denaro speso.In altre parole, il free cash flow si riferisce alla liquidità che rimane dopo che un’azienda ha pagato le spese operative e le spese in conto capitale (CapEx).

Il free cash flow è una misura essenziale per determinare se un’azienda, dopo aver pagato le operazioni e le spese in conto capitale, dispone di liquidità sufficiente per ricompensare gli azionisti attraverso dividendi e riacquisti di azioni. Dimostra l’efficacia con cui una società genera liquidità ed è un importante indicatore dell’efficienza di un’azienda nel generare liquidità.

Poiché l’aumento del free cash flow spesso precede l’aumento degli utili, gli investitori di valore possono utilizzarlo come un segnale precoce di un possibile miglioramento degli utili in futuro.Infatti, il free cash flow tende ad aumentare prima degli utili. L’aumento del free cash flow (FCF) di un’azienda può essere il risultato di un aumento dei ricavi e delle vendite, oppure di una riduzione dei costi.

In altre parole, i flussi di cassa liberi in crescita hanno il potenziale di ricompensare gli investitori in futuro. Questo è il motivo per cui molti investitori attribuiscono un valore elevato al free cash flow come parametro di valutazione. Se il prezzo delle azioni di un’azienda è basso e il free cash flow della società è in aumento, c’è una notevole possibilità che gli utili della società e il valore delle azioni aumentino gradualmente nel prossimo futuro.

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#5 – Rapporto Prezzo-Crescita (Price/Earnings Ratio, PEG)

Il rapporto prezzo-utili, noto anche come rapporto prezzo-crescita (PEG), è un tipo modificato del rapporto prezzo-utili che tiene conto anche della crescita degli utili. Quando si calcola il rapporto prezzo/utili, non è sempre possibile determinare se il rapporto è adatto o meno al tasso di crescita previsto dell’azienda.

Il rapporto prezzo/utili (PEG ratio) indica il grado di correlazione tra la crescita degli utili e il rapporto prezzo/utili. Un quadro più completo per capire se il prezzo di un’azienda è sopravvalutato o sottovalutato può essere ottenuto attraverso l’utilizzo del PEG ratio, che prende in considerazione sia gli utili attuali sia il tasso di crescita previsto.

Un’azione con un rapporto prezzo/utili (PEG) inferiore a uno è generalmente considerata sottovalutata, poiché il suo prezzo è basso rispetto alla crescita prevista degli utili dell’azienda. Un rapporto prezzo/utili (PEG) superiore a uno può essere considerato costoso, in quanto può implicare che il prezzo delle azioni è troppo alto rispetto alla crescita prevista degli utili dell’azienda.

Poiché il rapporto P/E non tiene conto della crescita degli utili futuri, il PEG ratio offre una rappresentazione più completa della valutazione di un’azienda.

Poiché offre una prospettiva incentrata sul futuro, il PEG ratio è una statistica essenziale per gli investitori value.

Dove posso trovare i fondamenti del Value Investing?

Vengono fatti diversi calcoli e ipotesi sulla performance futura di una società rispetto al suo prezzo attuale. Il value investing non è un approccio nuovo e incorpora una serie di questi calcoli e ipotesi. L’essenza del value investing è il processo di individuazione dei titoli che, anche nel bel mezzo di un robusto mercato rialzista, sono considerati sottovalutati dal mercato in generale.

Nella maggior parte dei casi, ciò si verifica quando si verifica un movimento sostanziale nel mercato e il prezzo di un’azione segue il mercato, senza che l’azienda principale venga danneggiata in alcun modo. Un investitore interessato al valore acquisterebbe un’azione dopo aver constatato che il prezzo del titolo è basso rispetto al suo valore effettivo.

Il Value Investing è una strategia per gli investitori a lungo termine?

Tuttavia, alcuni trader basano le loro operazioni a breve termine su un approccio value. Il value investing è spesso un metodo che viene praticato su un periodo di tempo più lungo.La pratica del value investing è tipicamente impiegata come strategia buy and hold o occasionalmente come swing trade.

Tuttavia, il value investing non è tipicamente alla base di metodi di trading a breve termine come il day trading o il trading ad alta frequenza. Ciò è dovuto al fatto che il value investing tiene conto di alcune caratteristiche di un’azienda quotata in borsa che tendono a cambiare lentamente.

Chi è il “padre” del value investing?

A Benjamin Graham si deve lo sviluppo e l’implementazione della tecnica del value investing, che ha avuto un notevole successo. Graham ha stabilito un metodo per determinare il valore intrinseco delle azioni, invece di prendere in considerazione solo il prezzo di mercato corrente di un titolo.

Questo in risposta al fatto che aveva perso il suo intero portafoglio di investimenti nel crollo del mercato azionario del 1929, che fu l’evento scatenante della Grande Depressione. Uno degli investitori di maggior successo di tutti i tempi, Warren Buffett, si è ispirato al suo libro, The Intelligent Investor, che ha venduto moltissime copie.

Concluisioni

Non esiste una sola statistica azionaria in grado di stabilire con certezza al cento per cento se un’azione sia o meno un valore. Quando si parla di value investing, l’idea fondamentale è quella di acquistare azioni di aziende di alta qualità a un prezzo ragionevole e di mantenerle per un lungo periodo di tempo.

Molti investitori value hanno l’impressione di essere in grado di raggiungere questo obiettivo combinando una serie di indici per generare una prospettiva più completa degli utili, del prezzo delle azioni e dei dati finanziari di un’azienda. Le azioni di queste aziende vengono acquistate dagli investitori value, che utilizzano anche fondi comuni di investimento value e fondi negoziati in borsa (ETF).