Il pensionato può lavorare? Ecco quando e cosa comporta l’assunzione

Il pensionato può lavorare? Questa è una delle domande comuni che i pensionati si pongono per rimanere attivi e aumentare l’assegno pensione a volte troppo basso.

Il pensionato può lavorare?
Il pensionato può lavorare?

Da oltre dieci anni è permesso cumulare i redditi di lavoro a quelli di pensione, ma non tutti i trattamenti pensionistici lo prevedono. Infatti, l’abolizione del divieto di cumulo tra pensione e lavoro, esiste solo per alcuni trattamenti pensionistici. Ma come un pensionato può essere assunto e con quali agevolazioni? Verifichiamo le possibilità secondo la normativa attuale e le possibili agevolazioni per l’assunzione.

Il pensionato può lavorare?

Se un pensionato lavora cosa succede alla pensione? La risposta a questa domanda non è semplice, in quanto molto dipende dal trattamento pensionistico di cui il pensionato è titolare. Ci sono alcune prestazioni, come ad esempio, la pensione di invalidità o inabilità o l’assegno ordinario di invalidità, che sono vincolanti. Infatti, la normativa specifica che nel caso di pensionato che svolge un’attività di lavoro dipendente e percepisce redditi di pensione di invalidità o inabilità, o assegno ordinario di invalidità, il datore di lavoro deve operare un trattenuta giornaliera sullo stipendio. Invece, se svolge lavoro autonomo, le trattenute sono operate dall’INPS direttamente sulla pensione.

Da considerare anche che l’incompatibilità tra lavoro e pensione, non riguarda solo l’INPS, ma anche le casse professionali. Infatti, in riferimento ad alcune prestazioni previdenziali, i singoli enti hanno regolamenti ben precisi e richiedono la cancellazione dall’albo professionale.

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Con l’età pensionabile non si può essere assunti?

L’età pensionabile nel 2021 è di 67 anni, ebbene chiarire un aspetto che ha generato molte conclusioni errate. La legge non vieta l’assunzione di una persona che ha raggiunto 67 anni. Questo paramento chiamato “età pensionabile” serve per l’accesso alla pensione di vecchiaia. I requisiti richiesti per questa misura sono 67 anni di età (nel 2021) e un minimo di 20 anni di contributi. Inoltre, il requisito anagrafico è soggetto all’adeguamento dell’aspettativa di vita, quindi, tende ad aumentare.

Il divieto di assumere una persona che ha raggiunto l’età per la pensione, è previsto solo da legge speciali e per determinate attività, oppure, da un regolamento delle Pubbliche Amministrazioni.

Viceversa, l’azienda può licenziare il dipendente che ha raggiunto l’età limite per accedere alla pensione di vecchiaia. Per i dipendenti pubblici che hanno raggiunto l’età pensionabile è disposta la cessazione forzata del servizio.

Assunzione e pensione di vecchiaia

Il pensionato che percepisce la pensione di vecchiaia può essere assunto, in quanto questa prestazione è compatibile con i redditi da lavoro dipendente e autonomo. Inoltre, anche la pensione contributiva o  anticipata per invalidità sono cumulabili con i redditi da lavoro. Però, il lavoratore deve fare attenzione ai fini fiscali, al reddito complessivo. In quanto, è tassato il reddito complessivo e non i singoli redditi, quindi, lavorando e cumulando i redditi, l’aliquota IRPEF sale e il pensionato dovrà pagare più imposte di quelle applicate in busta paga o cedolino pensione. Bisogna anche considerare che è in atto la Riforma fiscale che sicuramente porterà un cambiamento negli scaglioni di reddito. Riforma fiscale: approvata in CDM con revisione IRPEF, IMU, catasto e cuneo fiscale

Anche i pensionati che percepiscono una pensione anticipata o di anzianità, possono lavorare ed essere assunti. Tuttavia, bisogna evidenziare che  alcuni trattamenti non sono interamente cumulabili con la pensione. Analizziamo nel dettaglio quali sono.

Assegno pensione calcolato con il sistema contributivo

Il pensionato che percepisce una pensione di anzianità o anticipata, calcolata con il sistema contributivo, può cumulare i redditi da lavoro se sono presenti alcuni fattori:

a) il lavoratore ha compiuto 65 anni di età se uomo o 60 anni di età se donna;

b) oppure, in alternativa deve aver versato almeno 40 anni di contributi;

c) sempre in alternativa devono risultare nel suo montante contributivo almeno 35 anni di contributi e con un’età superiore a 61 anni.

Su quest’aspetto si evidenzia una falla burocratica da parte dell’INPS, infatti, l’ente, non si è mai pronunciato sul cumulo dei redditi, e se è stato superato dalla normativa. (Legge 133/2008 articolo 19)

Assunzione di un pensionato con Quota 41 – lavoratori precoci

I lavoratori precoci possono accedere alla pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Ma, sono richiesti anche altri requisiti e tutele. Per questa categoria di lavoratori è imposto il “divieto di cumulo”, questo significa che non possono svolgere nessun tipo di prestazione lavorativa dopo il pensionamento con Quota 41 fino al raggiungimento del requisito contributivo richiesto per la pensione anticipata. Nello specifico fino al raggiungimento di 42 e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 mesi di contributi per le donne. Per capire come funziona, ecco un breve esempio.

Un lavoratore precoce accede alla pensione Quota 41 con 41 anni di contributi, per poter lavorare, deve attendere un anno e 10 mesi. Invece, una lavoratrice precoce che accede alla pensione con Quota 41 con 41 anni di contributi, per poter lavorare, deve attendere 10 mesi.

Divieto di cumulo e pensione Quota 100

Il Decreto legge n. 4/2019 stabilisce il divieto di cumulo dei redditi di lavoro per coloro che accedono alla Quota 100. È consentito solo la prestazione di lavoro occasionale per un reddito lordo annuo non superiore a 5.000 euro.

Se il pensionato è assunto comunque, l’INPS sospende la pensione, infatti, il pensionato è obbligato a comunicare all’INPS la nuova attività lavorativa e inoltre, dovrà restituire le rate di pensione eventualmente percepite nel periodo in cui lavorava.

Assunzione con pensione o assegno di invalidità

Il lavoratore che percepisce un assegno di invalidità o una pensione di invalidità, può essere assunto ma subisce una trattenuta sullo stipendio se ha meno di quaranta anni di contributi versati. La trattenuta non è applicata a coloro che percepiscono l’assegno di invalidità civile. In effetti, la trattenuta si applica alle pensioni e assegni che superano il trattamento minimo, che è pari nel 2021 a 515,58 euro.

La trattenuta è operata direttamente dal datore di lavoro sullo stipendio. Poi, il datore di lavoro, attraverso il modello F24 restituirà all’INPS le trattenute operate sullo stipendio del lavoratore.

Inoltre, le trattenute devono essere esposte nel file Uniemens che si inoltra mensilmente. Il calcolo della trattenuta che il datore di lavoro deve applicare nella busta paga del lavoratore, è effettuato direttamente dall’INPS. Inoltre, il calcolo è visibile nel prospetto riepilogativo della pensione (modello Obism).

Da considerare anche che, se il lavoratore percepisce l’assegno ordinario di invalidità, opera una prima trattenuta se il reddito supera quattro o cinque volte il trattamento previdenziali minimo su base annua.

Pensione di reversibilità: si può lavorare?

Coloro che percepiscono una pensione di reversibilità diretta o indiretta, possono lavorare, ma è importante sapere che il reddito dell’attività lavorativa comporta una riduzione sull’assegno di reversibilità percepito. Nello specifico sono operate le seguenti aliquote di riduzione:

a) 25% se il reddito di lavoro supera tre volte il trattamento previdenziali minimo annuale (20.106,72 euro);

b) 40% se il reddito di lavoro quattro volte il trattamento previdenziali minimo annuale (26.810,16 euro);

c) 50% se il reddito di lavoro supera cinque volte il trattamento previdenziali minimo annuale (33.512,70 euro).

Ricordiamo che il trattamento previdenziale minimo nell 2021 è di 515,58 euro al mese.

Il cumulo non opera quanto coloro che percepiscono la pensione di reversibilità con un nucleo familiare con figli minori, inabili o studenti.

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