Piazza Affari, mercoledì 12 maggio: chiusura positiva, salgono Tenaris e Unicredit, giù Mediolanum

La chiusura della seduta odierna della Borsa di Milano, titoli migliori e titoli peggiori di giornata. Uno sguardo anche all’andamento di Wall Street e degli altri principali mercati finanziari. Una sintesi dei temi più importanti della giornata. 

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La Borsa di Milano chiude la seduta odierna in rialzo, in linea con le altre principali borse europee. I mercati azionari del vecchio continente riescono, dunque, a rimbalzare dopo l’ondata di ribassi osservata nella giornata di ieri ed innescata dalle vendite che hanno avuto luogo a Wall Street, in conseguenza dei timori degli investitori verso un aumento dell’inflazione, che potrebbe indurre la Federal Reserve a rivedere la propria politica monetaria accomodante, tramite un rialzo dei tassi di interesse (per maggiori dettagli su questa situazione, consultare l’articolo relativo alla chiusura della scorsa seduta).

Come vedremo meglio nel proseguo di questo articolo, i dati pubblicati poche ore fa al riguardo dell‘inflazione statunitense dimostrano che la preoccupazione degli investitori è fondata. Infatti, a causa di tali dati, i principali indici azionari statunitensi evidenziano anche oggi delle perdite, al contrario delle borse europee che, come detto, sono riuscite a salire dai livelli di chiusura di ieri, seppur moderatamente.

La chiusura dei mercati azionari europei: il migliore di giornata è Londra

Di seguito, le performance registrate in chiusura di seduta (ore 17:30 italiane) dai principali indici azionari europei:

  • FTSE 100 (Londra): +0,87%
  • SMI (Zurigo): +0,40%
  • IBEX 35 (Madrid): +0,30%
  • CAC 40 (Parigi): +0,28%
  • FTSE MIB (Milano): +0,23% a quota 24.452,93 punti indice
  • DAX (Francoforte): +0,21%

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Titoli migliori del FTSE MIB

Gli acquisti hanno riguardato soprattutto i seguenti titoli azionari, tra quelli appartenenti al listino principale della Borsa di Milano:

  • Tenaris: +3,54%
  • Unicredit: +3,11%
  • Eni: +2,36%
  • Prysmian: +1,94%
  • Telecom: +1,40%
  • Banco Bpm: +1,25%
  • Finecobank: +1,19%
  • Campari: +1,04%
  • Exor: +1,04%
  • Ferrari: +0,92%

Continua il movimento rialzista del titolo Unicredit, che si avvicina sempre più alla conferma del segnale di inversione rialzista (è necessario, comunque, attendere la chiusura settimanale di venerdì prossimo) descritto nel dettaglio in questo articolo. Inoltre, se il rialzo dell’inflazione dovesse continuare nei prossimi mesi e trasmettersi dagli Stati Uniti all’Europa, come molto probabile, tutto il settore bancario potrebbe beneficiare del conseguente rialzo dei tassi da parte delle banche centrali,  in quanto gli istituti bancari potranno incrementare la forbice tra interessi attivi e interessi passivi, che negli ultimi anni è stata estremamente ridotta, pregiudicandone la profittabilità e, di conseguenza, l’appetibilità dei rispettivi titoli in borsa.

Titoli peggiori del FTSE MIB

I titoli più venduti dagli investitori durante questa seduta sono stati, invece, i seguenti:

  • Banca Mediolanum: -2,43%
  • DiaSorin: -2,35%
  • STMicroelectronics: -2,04%
  • Bper Banca: -1,29%
  • Poste Italiane: -1,25%
  • Nexi: -1,21%
  • Amplifon: -1,12%
  • Banca Generali: -1,10%
  • Atlantia: -1,02%
  • Enel: -0,89%

Stati Uniti: inflazione ai massimi dal 2008

I nuovi ribassi in corso anche oggi a Wall Street sono dovuti, come detto in precedenza, ai dati sull’inflazione, rilasciati nel pomeriggio, che evidenziano una ulteriore impennata del livello generale dei prezzi, come temuto dagli investitori che, a questo punto, ritengono sempre più probabile che la Federal Reserve possa alzare i tassi di interesse prima del previsto. In più, va tenuto sempre in considerazione che il mese di maggio è solitamente un mese di storno per i mercati azionari che, secondo la statistica, tendono, proprio nel bimestre maggio-giugno, a correggere dai massimi toccati nel primo quadrimestre dell’anno, quando questo si è chiuso in guadagno.

L’indice dei prezzi al consumo (IPC) negli Usa è, infatti, aumentato dello 0,8% ad aprile, su base mensile, al di sopra delle attese degli analisti (+0,2%) e del dato rilevato nel mese di marzo (+0,6%). L’IPC è salito, inoltre, del 4,2% su base annuale, mentre gli analisti prevedevano un rialzo soltanto del 3,6%. Si tratta della rilevazione più alta dell’IPC annuale dal settembre 2008. L’indice dei principali prezzi al consumo (IPC core), su cui si concentra l’attenzione della Fed, è salito dello 0,9% su base mensile e del 3% su base annua, superando ampiamente le aspettative: erano pari, rispettivamente, a +0,3% e +2,3% i dati attesi dagli analisti.

Di seguito, l’andamento degli indici azionari statunitensi alle 18:15 ora italiana. L’indice più colpito da vendite resta sempre quello tecnologico:

  • Dow Jones: -1,41%
  • S&P 500: -1,77%
  • Nasdaq: -2,51%

Altre notizie dai principali mercati finanziari: salgono i rendimenti obbligazionari

Nel mercato obbligazionario, lo spread Btp/Bund, ovvero il differenziale di rendimento tra il titolo di Stato italiano e quello tedesco con scadenza decennale, sale leggermente a quota 111 punti base (solo +1 rispetto a ieri): il rendimento del Btp sale a +0,98% e aumenta anche il rendimento del Bund, pari -0,13%. Deciso rialzo del rendimento del Treasury Note decennale (titolo di Stato USA), che risulta pari a +1,69%, rispetto al +1,62% registrato ieri, sempre più vicino al massimo di +1,75% registrato il 30 marzo scorso.

Scende il Bitcoin, che si allontana nuovamente dalla resistenza dei 58.000 dollari. La regina delle criptovalute quota attualmente 54.900 dollari circa, in ribasso su base giornaliera del 3,30%.

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Nel mercato valutario, si registra deciso ribasso del cambio Euro/Dollaro USA, in conseguenza dell’apprezzamento del dollaro statunitense, legato ai dati sull’inflazione sopra riportati. Il cambio più utilizzato dai traders, tra quelli quotati nel mercato del Forex, viene scambiato ad un tasso di 1,2070, in calo su base giornaliera dello 0,63%.

Per quanto riguarda il mercato delle materie prime, scende il prezzo dell’oro, pari a 1.823 dollari l’oncia, corrispondente ad una variazione di -0,72% rispetto alla chiusura di ieri: calo legato al rafforzamento del dollaro, essendo l’oro quotato proprio nella valuta statunitense. In rialzo, invece, il petrolio: il WTI (West Texas Intermediate, prodotto negli Stati Uniti) quota 66,15 dollari al barile, con una performance di +1,30%, mentre il Brent (prodotto in Europa) quota 68,36 dollari al barile, con una variazione di +1,18% rispetto al valore di chiusura della scorsa seduta.

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