La scomparsa della regina Elisabetta spacca il Paese in 2: un simbolo o l’emblema di una Monarchia colonialista e razzista?

La scomparsa della regina Elisabetta, alla stregua di ogni altro evento dalla incommensurabile portata storica, ha creato spaccature, divisioni, fazioni tra opinioni come sempre differenti tra loro.

Di fronte all’ultimo saluto alla regina Elisabetta, il disincanto dei giovani invita quanto meno a una riflessione

elisabetta regina
Pixabay

La monarchia è stata definita obsoleta e sprecona. Parole al veleno anche per il colonialismo britannico, definito come vergognoso.

La scomparsa della regina Elisabetta, divaricazione generazionale

Vi è una generazione che piange la terribile scomparsa, ve ne è un’altra che non si scompone, anzi. Il Paese sembrerebbe diviso e non mancano le testimonianze in merito.

Da un lato persone come Lucy Robinson, una donna cinquantenne che assieme alla sua famiglia è partita da Brighton con l’intento di porgere l’ultimo saluto alla stimata e adorata regina; dall’altro, Paul Krees, un giovane poco toccato dall’evento, che dichiara la sua opinione con molta franchezza, accusando la monarchia e i suoi rituali di essere istituzioni ormai desuete.

Un sondaggio per approfondire

L’inchiesta portata avanti da YouGov solo qualche mese fa potrebbe avvalorare l’ipotesi di questa crepa generazionale. Per il 74% degli inglesi al di sopra dei 65 anni la monarchia, insieme ai suoi protagonisti, è un beneficio per l’intera nazione. Un amore corrisposto da appena il 24% tra i giovani tra i 18 e 24 anni.

Enormi tabelloni a led, in stile campagna pubblicitaria, commemorano la Regina decorando tutta la City londinese. Ma ai giovani poco importa e perlopiù li passano non concedendo nemmeno uno sguardo. Al contrario, in una sorta di contrappasso tecnologico, tantissime persone al di sopra dei 50 anni alla vista dei cartelloni ne approfittano per immortalare il proprio volto con alle spalle la regina.

Testimonianze contrastanti sulla scomparsa della regina

Le testimonianze sono varie e tra loro divergono. Vi è chi come Joe Darbin, 74 anni, ha vissuto un’esistenza intera con al fianco Elisabetta, assistendo a ogni evento lei riguardante, dall’incoronazione all’ultimo saluto.

Ma la reazione del mondo giovanile è piuttosto eterogenea. Felix Clarke, trentenne responsabile di un’area di coworking nel cuore della città, in una dichiarazione rilasciata al New York Times rende bene l’idea:

Ogni morte è triste, la famiglia reale è un’istituzione fondata su un passato coloniale e razzista. Ieri mattina mia madre e mia sorella si sono scambiate alcuni messaggini sulla chat di famiglia che abbiamo su WhatsApp. Erano davvero tristi. Non ho detto nulla, non volevo intervenire e sembrare sgarbato.

Ma non è tutto. Innanzi al Southwark College, diverse comitive di studenti si preparano a trascorrere la serata del sabato. Luogo d’incontro è il vicino Lord Nelson, pub molto amato tra i ragazzi. Tavoli sempre pieni, ore piccole, ma vi è anche il tempo per sferrare una pesante critica al lusso sfarzoso, all’indifferenza sprezzante e all’egoismo della Monarchia rispetto alla problematica vita economica degli studenti e delle giovani generazioni.

Un distacco rispetto questo tragico evento che abbraccia le giovani generazioni anche su scala internazionale. Vi è una discrepanza anche tra i turisti, quelli giovani comparano souvenir della città, quelli anziani prediligono i gadget della regina.

Ma tra i giovani vi è anche chi ritiene di aver perso un vero e proprio simbolico totem. L’esempio è Alex Candy, 29 anni. La giovane afferma che a seguito della Brexit, della pandemia e del conflitto in Ucraina, non avrebbe mai voluto assistere anche alla scomparsa di Elisabetta.

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Insomma, sapendola sul trono Alex provava una sorta di tranquillità. I cambiamenti spesso destano confusione e smarrimento di certezze.

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