Gli scenari economici e i migliori settori in cui fare trading nel 2022

I mercati nel 2021 sono stati guidati da una singolare quanto spettacolare ripresa economica.

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La spinta del sostegno monetario e fiscale ha dato origine a una inversione di tendenza tra le più rapide nella storia economica moderna. Ecco cosa si prospetta tra incertezze e cambiamenti nel 2022.

Nel 2021 la ripresa economica ha stravolto tutti gli indicatori. Negli Stati Uniti gli utili aziendali sono aumentati di quasi il 45% e del 65% nella zona euro. Allo stesso tempo una combinazione di parametri dovuta alle politiche monetarie l’esito parzialmente deludente delle vaccinazioni ha visto crescere rendimenti obbligazionari e l’inflazione.

Il rally degli indici azionari USA ed europei, ha compensato quasi completamente gli effetti della crisi. Lo S&P 500 ha oggi un valore maggiore di circa il 40% della chiusura del 2019. I‘indice francese CAC 40 ha superato per la prima volta i 7000 punti, battendo il suo precedente record di 6950 punti, che risaliva al settembre 2000 ed è aumentato del 15% dall’inizio del 2019.

Una ripresa degli investimenti e della domanda così rapida, causata essenzialmente da blocchi produttivi artificiali, è il preludio di un’inflazione più duratura del previsto. La BCE e la Federal Reserve hanno portato avanti politiche monetarie espansive accelerando il ritmo di acquisto degli asset per dare ampia fiducia ai mercati. Sul breve termine la risposta di queste manovre è stata positiva, con i rendimenti obbligazionari sul lungo termine che si sono abbassati insieme allo spread i titoli da 2 a 10 anni è arrivato a circa 85 punti base, in calo rispetto ai 125 punti della fine del terzo trimestre 2021.

Gli effetti del 2021 sull’economia e i migliori settori su cui fare trading nel 2022

In uno scenario caratterizzato da prezzi del comparto azionario che hanno ampiamente scontato la ripresa economica e rendimenti negativi su un numero sempre maggiore di obbligazioni sovrane, i trader nel 2022 sono coinvolti nella ricerca di soluzioni a basso rischio che abbiano ancora un buon potenziale di rendimento.

In questo contesto un ottimo asset su cui fare trading è sicuramente l’oro. Il metallo giallo è un asset sicuro, con un valore storicizzato che prospetta ancora per i primi sei mesi del 2022 un’ottima volatilità. Uno stile di trading attivo sull’oro garantisce in un contesto di relativa incertezza buoni rendimenti e occasioni in linea con gli sviluppi sia dell’inflazione che della fine della pandemia. Il bene rifugio sicuro per eccellenza sarà quindi ancora nei prossimi mesi uno degli asset più scambiati e solvibili soprattutto per quanto riguarda i mercati OTC.

Il modo migliore in termini di accessibilità e costi per fare trading sull’oro è quello dei contratti derivati come i CFD. È possibile fare trading in CFD sull’oro tramite le maggiori piattaforme di broker. È possibile sfruttare in questo contesto la leva finanziaria, che può permettere buoni rendimenti anche a partire da contratti del valore di 100 euro. La condizione fondamentale è naturalmente quella di dover aprire un conto di trading, con un broker che comprenda questo asset nella sua offerta di strumenti disponibili.

I modi alternativi al trading per acquistare oro

Esistono naturalmente modi più tradizionali per comprare oro. Tuttavia, questi sono un modo per proteggere il valore del proprio capitale sul lungo periodo rivelandosi più che un investimento una forma di risparmio.

L’oro è disponibile sotto forma di lingotti ed esistono rivenditori autorizzati anche al di fuori del circuito bancario come ad esempio GoldBroker. La società è uno dei maggiori intermediari sul panorama europeo che consente di acquistare o vendere lingotti in oro e argento direttamente online.

Un’alternativa sicuramente più pratica e meno costosa dato un peso maggiormente frazionato sono le monete d’oro, disponibili nei mercati del Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Sud Africa e Austria. Queste sono comunque accessibili dai rivenditori online a un prezzo maggiorato di manodopera, spedizione e margine del commerciante.

Il moderno trading sull’oro sui circuiti digitali

Un modo alternativo di fare trading sull’oro era disponibile fino a circa 10 anni fa attraverso i DGC, una forma di valori digitali ancorati al prezzo dell’oro fisico. Il certificato apparso a metà degli anni 90 permetteva ai detentori di pagarsi l’un l’altro in oro, detenuto in caveau da agenzie private, senza scambiarlo fisicamente. Questo sistema è andato incontro a diversi limiti e problemi di tipo legislativo, interrompendosi a causa dell’impossibilità di ottenere una licenza congrua a operare in una classificazione diversa da quella bancaria.

Oggi, tuttavia, questo sistema è tornato sotto un’altra forma, quella tecnologica delle criptovalute. Le criptovalute che permettono di scambiare un valore digitale ancorato al prezzo dell’oro sono le stablecoin. Le stablecoin sono criptovalute il cui valore è stabilmente legato a quelli delle valute tradizionali o degli asset di cui sono rappresentative. Tra queste Dollaro USA ed Euro o anche metalli preziosi come l’oro.

Le stablecoin come tutte le criptovalute possono essere scambiate senza passare per i mercati tradizionali come il Forex o broker regolamentati. Questo tipo di asset fornisce un’alternativa competitiva ai tradizionali prodotti in oro come i CFD ma anche gli ETF sull’oro, titoli legati a fondi comuni di investimento correlati a questa commodity. Tra le realtà più attive in questo settore su cui è possibile investire ci sono Kitco, Paxos Gold e Tether Gold, che hanno lanciato i loro token a partire dal 2019.

Il piano quinquennale di Pechino e il trend sul mercato azionario cinese

Il nuovo piano quinquennale di Pechino che si concluderà nel 2025 si concentra sulla crescita delle condizioni strutturali della domanda interna, sull’apertura del sistema domestico e sull’internazionalizzazione del RMB.

Le priorità della Cina nell’innovazione tecnologica e nell’autosufficienza del settore produttivo vanno a vantaggio delle società tecnologiche nazionali. L’abolizione delle restrizioni sui mercati finanziari nazionali aiuterà molte aziende a espandersi specialmente in settori come la tecnologia, l’energia, le infrastrutture, l’agricoltura e la sanità. ​Questa prospettiva può favorire almeno a partire dal 2022 il comparto azionario su cui è possibile fare trading per mezzo degli ETF.

In questo modo si può diversificare il rischio mitigando in parte la volatilità del comparto azionario investendo su un paniere attraverso un exchange trade found.

  • Tra questi ETF sull’indice CSI 300, composto dai 300 titoli azionari con la più vasta capitalizzazione di mercato e liquidità dell’intero delle società quotate con classe A della repubblica popolare cinese.
  • ETF sull’indice MSCI China A che replica i titoli cinesi di categoria A più grandi e liquidi denominati in Renminbi e quotati sulla borsa valori di Shenzhen e Shanghai.

Cosa sono i fondi indicizzati su cui vengono alcuni ETF

I fondi indicizzati sono titoli che riflettono l’andamento di un paniere di asset gestito da un fondo di investimento. In questo modo si può trarre vantaggio della performance di un portafoglio costruito da professionisti e gestito in modo passivo. Un fondo di questo tipo ha solitamente al suo interno decine o centinaia di titoli che permettono di fare trading con costi molto ridotti accedendo rendimento di molteplici asset. Esistono ad esempio ETF indicizzati sullo S&P 500, questo significa investire sulle performance delle 500 società a più redditizie degli Stati Uniti. Tra queste sono incluse aziende come Apple, Amazon, Microsoft, Johnson & Johnson. Per far parte dell’indice USA vi sono severi criteri, uno tra questi avere una capitalizzazione di mercato vicino ai 10 miliardi di dollari e avere avuto una solida performance finanziaria negli ultimi quattro trimestri.

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Gli exchange traded funds USA in grado di performare e su cui fare trading nel 2022

Tra gli ETF in grado di continuare ad avere ottimi rendimenti anche nel 2022 c’è il Vanguard Russell 2000 che replica l’indice statunitense Russell 2000. Il fondo possiede partecipazioni in 2,081 società a piccola e media capitalizzazione. Queste sono suddivise attività sanitarie, beni voluttari e società industriali. Nel 2020 l’ETF Vanguard Russell 2000 ha sovraperformato l’S&P 500 con un rendimento totale del 20.2%.

Almeno per i primi mesi del 2022 è consigliabile mantenendo un approccio complessivamente neutrale rispetto alle aspettative sulla direzione dei diversi mercati. È possibile cogliere tendenze significative sia in ottica rialzista che ribassista. Questo in quanto i mercati non hanno scontato l’incertezza della crisi sanitaria e delle novità che in ambito farmacologico possono ancora arrivare su questo fronte. Sono nuovamente possibili anche rialzi sui titoli di Stato, in particolar modo su quelli italiani a due anni, su cui possono pesare le aspettative per l’elezione del presidente della repubblica e il nuovo presidente del consiglio.

Oltre a questo, bisogna fare attenzione al persistere dell’inflazione oltre la prima metà del prossimo anno. Questo indipendentemente dalla ragione potrebbe sconfessare le previsioni degli istituti centrali e limitare prima del previsto le politiche espansive minando ulteriormente il ciclo economico.

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